NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana

Nel messaggio di fine anno, unanimemente apprezzato, il presidente Ciampi motivò l’importanza e l’utilità della grande innovazione dell’euro con l’impegno (e la necessità) di “contare di più”. Come italiani in Europa e come europei nel mondo, come segno di pace, di giustizia e di civiltà.
C’era in quelle parole, unanimemente apprezzate, da un lato il respiro di orizzonti di alto profilo, dall’altro il realismo di chi responsabilmente deve tener conto della concretezza degli interessi.
Con l’euro nelle tasche di centinaia di milioni di persone, con le impegnative scadenze indicate dalla dichiarazione di Laeken dello scorso 15 dicembre, con la situazione internazionale caratterizzata da quello che unanimi gli analisti definiscono l'”unilateralismo” americano, per l’Europa è tempo di scelte e di decisioni. E’ tempo di scelte e di strategie adeguate per l’Unione tanto nelle sue istituzioni comunitarie che nei suoi diversi Stati membri. L’euro e l’allargamento ulteriore che si profila sono infatti un punto di arrivo di un cammino di mezzo secolo, ma non possono che essere anche un punto di partenza verso nuovi assetti. Questo vale in particolare per l’Italia. E’ l’occasione per interrogarsi se l’Italia, al di là delle velleità e delle proclamazioni, o dei complessi sul proprio status profondamente radicati nella storia, sia pronta a giocare il ruolo che le compete e che le è richiesto: quali siano i progetti e gli obiettivi.
La vicenda dell’abbandono del ministro degli Esteri Renato Ruggiero sottolinea che il gioco è serio, il tempo delle risposte si avvicina e non esime nessuno. Non esime l’opposizione, chiamata ad essere propositiva, non esime il mondo della cultura e della comunicazione, che sui temi europei spesso ha semplicemente cavalcato la rettorica disponibile, non esime il sistema economico e quello degli interessi organizzati, ma soprattutto non esime il governo ed il suo presidente, alla prova di un doppio incarico che ha pochi precedenti, ed a rischio di autogol.
E’ dalla fine degli anni settanta che progressivamente la politica europea in Italia è sottratta alla dialettica tra maggioranza ed opposizione: da quando cioè il partito comunista si rese conto che la scelta degasperiana era una scelta di libertà , di sviluppo e di civiltà, una partita giocata da protagonista. Le vicende dell’Argentina, le testimonianza in diretta di tanti nostri connazionali travolti da una crisi generata dall’impossibilità di generare nel continente americano circuiti virtuosi di cooperazione regionale, dimostrano quanto il mondo oggi attenda dall’Europa e quanto l’Unione Europea debba continuare a fare, e a fare meglio.

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