CIVILTÀ CATTOLICA: LA RELIGIONE NON È UNA “MINACCIA” ALLA LAICITÀ DELLO STATO

La religione non è una “minaccia”, ma un “arricchimento” per uno Stato laico, e “la presenza del crocifisso in un’aula scolastica è un ‘valore’ che può arricchire lo Stato nella sua funzione educativa delle giovani generazioni”. E’ quanto si legge nell’editoriale dell’ultimo numero di “Civiltà cattolica” (5 gennaio 2002), di cui oggi sono state anticipate le bozze. Riferendosi a due recenti fatti di cronaca – la rimozione di un crocifisso in una scuola media di La Spezia e la decisione di un asilo comunale di Biella di non far studiare ai bambini i tradizionali canti di Natale – la rivista dei gesuiti precisa che “la laicità è cosa diversa dal laicismo” e che l’autentica “laicità” dello Stato consiste anche nel promuovere e favorire “la più ampia libertà religiosa” e nel facilitare “l’esercizio della religione a coloro che lo desiderano, nel rispetto dell’ordine pubblico, della pubblica moralità e della legalità”. Riguardo, poi, alla presunta “offesa” che il crocifisso costituirebbe per i musulmani, “Civiltà cattolica” spiega che una persona non si può offendere “alla semplice vista di un segno religioso che non fa parte della propria religione”. Il crocifisso, infatti, non è “un segno immorale o d’incitamento al disprezzo e all’odio di altre religioni o alla violenza contro chi non è cristiano o non credente”, e “a nessun musulmano che frequenta la scuola italiana è imposto di credere nel crocifisso o di venerarlo”. Al contrario, si legge a conclusione dell’editoriale, “far conoscere i simboli della realtà culturale-religiosa prevalente nel Paese dove sono approdati” costituisce “un servizio agli immigrati”, poiché li aiuta “a inserirsi nel contesto di elezione, a conoscerne i valori, le tradizioni culturali e, quindi, pur conservando la propria religione, a non essere cittadini di serie B”. ” “” “” “

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