LOMBARDIA: IL TERZO SETTORE BOCCIA IL PIANO SOCIO-SANITARIO REGIONALE

Il piano socio-sanitario regionale non convince il terzo settore lombardo. Ieri oltre cento realtà del non profit e delle parti sociali hanno criticato il piano che verrà discusso al consiglio lombardo a partire da oggi. Per le realtà aderenti al terzo settore, tra cui Acli di Milano e Caritas ambrosiana, si parte da un “modello di riferimento governato dal mercato, centrato su aziendalizzazione, prestazioni, accreditamento sanitario”, mentre non sono ancora individuati chiaramente i servizi essenziali a tutela della persona. Il terzo settore è anche preoccupato dall’inadeguatezza della dimensione sociale e pedagogico-educativa, dell’assenza delle comunità alloggio, della scarsa attenzione alle professioni socio educative con la scomparsa dell’educatore professionale, ma anche dalla carenza di indicazioni chiare per l’accesso ai servizi sociali, dall’assenza della cultura sociale ed educativa. Il terzo settore lamenta inoltre di non essere stato consultato nel percorso di elaborazione del piano. Riguardo agli anziani il sistema pare troppo centrato sulle residenze sanitarie assistite, mentre manca la rete dei servizi diurni e domiciliari. Sulla psichiatria si indicano i soli principi generali rinviando la programmazione ad un futuro piano da realizzarsi entro un anno, mentre non si prevede il vincolo della destinazione alla psichiatria delle risorse derivanti dagli ex ospedali psichiatrici. “La richiesta”, dice il direttore della Caritas ambrosiana don Virginio Colmegna, “è di ripensare la parte sociale del piano e di aprire un’ampia discussione su questo testo avvalendosi delle nostre osservazioni. Siamo disposti a interloquire per raggiungere un Piano socio sanitario a servizio e tutela dei diritti della persona a partire dai più deboli”.

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