DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO: A. LUZZATTO (UCEI), “UNA GIORNATA PER PARLARE ALLE COSCIENZE”

“Parlare alle coscienze della gente” perché sia evitata ogni “commistione fra politica e religione”. E’ questa – secondo Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia – l’esigenza fondamentale a cui quest’anno risponde la giornata del dialogo ebraico-cristiano che sarà celebrata il 17 gennaio prossimo alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. In un’intervista rilasciata al Sir, Luzzatto ha detto: “Se le attuali conflittualità vengono trasformate, lette e interpretate come conflittualità di culture, o peggio ancora, di religioni, ci allontaniamo rapidamente dalla possibilità di risolverle. E’ un pericolo che esiste”. Luzzatto parla di “una serie di sviste che sono state commesse in questi ultimi mesi. Tentazioni più o meno velate di stilare una sorta di graduatoria fra culture e fra religioni. Il pericolo sta proprio nell’aggiungere l’aggettivo religioso a fenomeni che non hanno nulla di religioso”. Per il presidente delle comunità ebraiche in Italia non si tratta di “condannare il fondamentalismo islamico ma di combattere ogni forma di fondamentalismo” ed aggiunge: “Come ebreo, non combatto la violenza e il terrorismo islamico ma ogni forma di violenza e terrorismo. La giornata del 17 così come l’incontro dei leader religiosi per la pace ad Assisi devono parlare alle coscienze perché siano evitate queste derive”. Il tema della giornata rimanda quest’anno alla figura biblica di Noè. “L’umanità – osserva Luzzatto – nasce due volte: con Noè e con Abramo. E’ comunque un nascere da un unico capostipite. Per questo nessuno può dire all’altro: io sono più importante di te. Nessuno può dire dell’altro che è un selvaggio, figlio di selvaggi. Come nessuno può dirsi portatore di civiltà. Possiamo dire invece che in Abramo abbiamo tutti un padre solo. Siamo tutti dunque ugualmente importanti, perché discendiamo dallo stesso capostipite”.

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