ASSISI, IL VIAGGIO IN TRENO: I RAPPRESENTANTI DELLE RELIGIONI, ASPETTATIVE E DIFFICOLTÀ

Emozione, aspettative e fiducia nella grande portata storica e religiosa dell’evento di oggi, senza tacere qualche difficoltà ancora presente, sono stati espressi, dai vari rappresentanti delle religioni che hanno compiuto il viaggio in treno che li ha portati oggi ad Assisi insieme al Papa. Tra i cardinali presenti, il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger, che non si aspetta “effetti immediati” dall’incontro, ma trova “incoraggiante” che “le religioni mostrino di poter fare la pace tra di loro”. Il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, auspica che da questa giornata, oltre “agli effetti spirituali che non si potranno vedere ma saranno molto fecondi”, arrivino anche “effetti concreti” affinché si stabilisca tra le religioni “il miglior clima possibile, e perché tutti insieme si impegnino nella maniera più sincera per la pace, i diritti umani, la libertà religiosa”. Trova che la Giornata sia “un gesto straordinario” il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, che confida nella forza della preghiera comune “perché sappiamo che soltanto il Signore può salvarci da situazioni gravi come quella che stiamo vivendo”.” “Non nasconde invece la difficoltà di far capire un evento interreligioso di questa portata al popolo ucraino, dopo aver subìto nel recente passato le persecuzioni per il fatto di essere cattolici, il cardinale Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore di Lviv degli Ucraini: “Per la mia gente non è facile. Alcuni, quando sto con un sacerdote o un vescovo ortodosso, mi criticano. Mi dicono: abbiamo sofferto per la fede, adesso la tradisci”. Il rabbino capo di Parigi Samuel-René Sirat, del Concistoro Centrale di Francia, ritiene invece che, “come uomini di religione, noi pecchiamo di eccessiva modestia”: “Abbiamo responsabilità da assumere, delle posizioni forti da prendere per dire che non tolleriamo che il nome di Dio venga usato per la violenza, la guerra, la distruzione e l’assassinio”. E suggerisce di fare una dichiarazione comune di pace “che possa essere presa realmente in considerazione e creduta da tutti, a partire dalla Terra Santa”. Di parere opposto il rappresentante iraniano dell’Islam Hojjatoleslam ‘Alami che invita ad “arrivare ai problemi che sono alla radice” della mancanza di pace nel mondo. “Non è vero che c’è un confronto tra le religioni, e tra islam e cristianesimo: quello che c’è sotto il conflitto è il confronto in atto tra capitalismo mondiale e il mondo oppresso. Le guerre che vediamo non sono tra le religioni, ma guerre che il capitalismo mondiale cerca di vincere”.” “

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