EUROPA E MEDITERRANEO: CARD. GIORDANO, “NON BASTA DIRE CHE È LA CULLA DELLA CIVILTÀ”

La cooperazione tra Unione europea e i Paesi terzi del Mediterraneo è possibile? Di questo ha parlato, oggi pomeriggio, l’arcivescovo di Napoli, card. Michele Giordano, nel suo saluto all’apertura dei lavori del Seminario internazionale di studi “L’Europa e il Mediterraneo: il ruolo dei lavoratori nel promuovere il dialogo sociale”, promosso dal Movimento Cristiano lavoratori, con il contributo dell’Unione europea, il 18, 19 e 20 gennaio nel capoluogo partenopeo. “Le risorse per portare avanti il programma di sviluppo del Mediterraneo – ha dichiarato il presule – sono senza dubbio consistenti, ma insufficienti per risolvere gli enormi problemi dell’area. Si considerino, a titolo esemplificativo, le stime della Commissione europea e della Banca Mondiale in materia delle infrastrutture: esse riportano cifre approssimative che oscillano tra i 15 ed i 40 miliardi di dollari l’anno per i prossimi 10-15 anni”. Considerando che la realtà a sud ed ovest del Mediterraneo è caratterizzata “da grande disponibilità di manodopera poco formata, da un territorio difficile per mancanza di acqua, da una situazione politica instabile, da infrastrutture limitate e da uno scarso livello di capitalizzazione del sistema – ha precisato il card. Giordano – sembra realistico pensare che per i prossimi dieci anni ai Paesi terzi del Mediterraneo toccherà il ruolo di poveri e semplici mercati di consumo e di manodopera dei Paesi europei. Tuttavia, nonostante le difficoltà, occorre tentare un programma di medio-lungo termine, tenendo conto delle differenze tra i Paesi situati a sud e ad ovest dell’area”.” “L’arcivescovo di Napoli ha affrontato, poi, il tema della “politica di immigrazione, che deve essere comune a tutta l’Europa”. Una possibilità, a suo giudizio, potrebbe essere quella di “stabilire dei sistemi di contingentamento degli ingressi con limiti e condizioni da far gestire anche ai Paesi di emigrazione”.” “Concludendo il suo intervento, il card. Giordano ha sottolineato che se, da un lato, occorre che l’Unione europea diventi anche unione politica, dall’altro, è necessaria una presa di posizione seria nei confronti dei problemi del Mediterraneo. “Continuare a parlare di esso come area nella quale vi è stata la culla della civiltà è, infatti, solo un modo per non affrontare la questione, rifugiandosi in una dimensione storico-culturale che, se non supportata da politiche adeguate, rischia di fare di questa zona il ‘buco nero’ del mondo”.

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