VOLONTARIATO: PER 3.600.000 PERSONE UN PROGETTO, NON UN’UTOPIA

“Una progettualità priva di memoria e di lucida consapevolezza del presente si riduce a utopia”: è questo, spiega Nilla Manzi Tavazza, il senso di riproporre “il percorso culturale ed operativo del Mo.vi (Movimento di volontariato italiano)” tracciato dal fondatore e primo presidente, Luciano Tavazza, già segretario generale e presidente della Fivol (Federazione italiana per il volontariato), scomparso dopo una lunga malattia nel 2000, nel volume “Dalla terra promessa alla terra permessa”. Curato dalla moglie e uscito postumo, il testo è stato presentato ieri sera a Roma. Dal 1978 ad oggi il Mo.vi, strumento di collegamento tra “i gruppi di volontariato operanti nei servizi sociali, sanitari, culturali, educativi sul territorio”, ha collaborato con le istituzioni e le forze sociali nei principali settori dell’emarginazione e della povertà. E ora, di fronte alla contraddizione che il volontariato sta vivendo “tra il continuare a svolgere il suo ruolo ruolo profetico” e la spinta “a rivestire un ruolo istituzionale che nulla ha a che fare con la sua natura”, osserva l’attuale presidente Emanuele Alecci, esso “deve individuare con forza un nuovo cammino”. Gratuità e dono: secondo il presidente emerito della Fondazione Zancan, mons. Giovanni Nervo, sono questi i tratti del volontariato che coinvolge in Italia circa 3.600mila persone in 12mila associazioni; “l’autentica essenza di cui riappropriarsi e da declinare nelle dimensioni dell’impegno politico, della formazione e della laicità sostenute con determinazione da Tavazza”. Il volontariato, prosegue mons. Nervo, di fronte al rischio rappresentato da una ventilata revisione della legge 328 sulle politiche sociali, “deve continuare a volare alto, approfondendo attraverso la formazione le sue motivazioni ideali per dare un’anima al no profit, senza appiattirsi su di esso”. ” “” “” “” “” “” “” “” “

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Informativa sulla Privacy