SERVIZIO CIVILE, M. POLLO: “IMPARARE A SPORCARSI LE MANI”

Come proporre oggi il servizio civile a giovani che mancano di “progettualità, che vivono ogni momento senza la prospettiva del futuro”, immersi “nella cultura dominante del benessere, dell’autorealizzazione e dell’egocentrismo?”. Se lo è chiesto stamani a Roma il sociologo Mario Pollo, docente presso l’Università Pontificia Salesiana, nel corso dell’incontro promosso dalla Caritas Italiana sul tema “Riconoscimenti e incentivi nel nuovo servizio civile”. “L’alterità virtuale”, secondo Pollo, è preferita a quella reale: infatti risulta “molto più efficace la solidarietà veicolata dalla televisione che quella diretta e personale, per cui inviamo offerte con la carta di credito ma il povero vicino a noi diventa invisibile”. Anche per i giovani “è difficile sporcarsi le mani e uscire dalla chiusura”. Quindi il servizio civile dovrebbe essere percepito come “una soglia di passaggio dalla dipendenza all’autonomia, dalla giovinezza all’età adulta”, assumendo il valore di “viaggio iniziatico da cui si esce trasformati”. Un percorso che significa, per Pollo, “assunzione di responsabilità nei gesti e nelle azioni, luogo di sviluppo delle proprie competenze per facilitare il futuro inserimento lavorativo, educazione all’alterità”. Il servizio civile, dunque, può diventare un “modo per dare senso al quotidiano, vissuto da molti giovani come grigio e insignificante” e dovrebbe essere “il naturale sbocco e compimento di un cammino formativo compiuto dalle associazioni”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Informativa sulla Privacy