INCONTRO DEL PAPA CON IL CORPO DIPLOMATICO: NOTA SIR

Israeliani e palestinesi, “gli uni contro gli altri, non vinceranno la guerra”: ma insieme possono vincere la pace. Bisogna guardare oltre. E ancora una volta la questione della Terrasanta è la sintesi delle prospettive di un orizzonte planetario inquieto. Non per questo il Papa è pessimista, nell’annuale incontro con il Corpo Diplomatico. Innanzi tutto perché ci sono motivi di soddisfazione, passi avanti, in Europa come in Estremo Oriente. Ma anche e soprattutto perché in particolare dopo l’11 settembre ognuno è posto di fronte alle proprie responsabilità, “ognuno è costretto a porsi le vere domande, quella della verità su Dio e quella della verità sull’uomo”.” “Come sempre il Papa sintetizza il punto di vista sui grandi temi dello scacchiere internazionale, dalla “legittima lotta contro il terrorismo”, al conflitto in Terrasanta, alle guerre dimenticate, alla realtà di “popoli abbandonati al loro triste destino”. Ma quest’anno c’è anche una impegnativa e lungimirante parte programmatica. Concludendo il suo discorso ricorda le grandi sfide che attendono l’umanità tutta intera, in questo mondo globalizzato che tuttavia non ha ancora un suo baricentro. La vita, la famiglia, l’eliminazione della povertà, il rispetto dei diritti, a partire dai più deboli, il disarmo l’ambiente, la società internazionale.” “Non è un catalogo di utopie, quello del Papa. E’ un forte monito, ai governanti, ma prima di tutto alle coscienze di tutto il mondo, a guardare al futuro, a costruire un futuro per l’uomo. Il Papa ci crede, sa che “le tenebre non possono essere fugate che dalla luce. L’odio non è vinto che dall’amore”. C’è qui il grande tema del suo pontificato: l’avvenire è spalancato perché Dio cammina sulle nostre strade. La religione, la fede non è un accessorio della vita e anche della vita pubblica a livello planetario, ma ne è il presupposto necessario.” “Esemplare a questo proposito il discorso sul futuro dell’Europa nella prospettiva dell’unità. Non si può progettare un futuro con la “marginalizzazione delle religioni”. Non solo per quello che rappresentano in termini di identità dell’Europa, ma anche per il contributo essenziale che esse danno al presente ed al futuro. Senza nulla togliere, ma anzi per questa via riaffermando la “giusta laicità” degli Stati e della stessa Unione Europea. ” “Disegna dunque, Giovanni Paolo II un circuito virtuoso tra politica, istituzioni e società, di cui la religione, e il messaggio cristiano in modo del tutto particolare si ognuno a servizio, offrendo “questa verità su Dio e sull’uomo”. Una verità che non opprime, ma apre, apre al futuro un mondo pure tanto incerto e inquieto.” “” “

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