AFGHANISTAN: P.SIMONE (CIV.CATTOLICA), “CHIUDERE IL CONFLITTO E PUNTARE SULL’OPERA DI INTELLIGENCE”

A tre mesi dall’inizio della guerra in Afghanistan, ad esprimere dei dubbi “se questa debba essere ancora la strada da perseguire” e se non sarebbe meglio, invece, incentivare “l’opera di intelligence” è padre Michele Simone, vice-direttore della rivista dei gesuiti “La Civiltà Cattolica”. Padre Simone ritiene anche che l’iniziativa di chiedere la fine del conflitto spetterebbe alle Nazioni Unite. “La prima preoccupazione dei governi e degli occidentali – afferma al Sir – deve essere per gli abitanti dell’Afghanistan, che vivono una situazione molto drammatica, di abbandono, perché la situazione di sopravvivenza, sia per il cibo, sia per l’assistenza sanitaria, è del tutto carente. Nonostante gli sforzi delle agenzie internazionali gli aiuti non riescono a giungere a pieno ritmo, perché il territorio presenta ancora enormi pericoli”.Secondo padre Simone, il fatto che Bin Laden e il mullah Omar non siano stati ancora arrestati, “non solo pone degli interrogativi, ma non giustifica nemmeno la volontà di intraprendere interventi armati di questo genere in altri Paesi”. “Anche se dopo l’attentato alle torri a New York l’intervento armato è parso necessario – sottolinea -, oggi cominciano a sorgere dubbi se questa debba essere ancora la strada da perseguire, visto che molti dei combattenti talebani di Al Qaeda sono fuggiti in Pakistan e non sono stati catturati. Infatti è soprattutto l’opera di intelligence – soprattutto da un punto di vista di ricerca nel settore economico – che sta ottenendo i maggiori risultati. Questa è sicuramente una strada da continuare a percorrere”.

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