COP: IMMIGRATI, UNA RISORSA PER LA CHIESA E PER IL PAESE (2)

"E’ necessario rimuovere l’idea dominante, veicolata dai media, dell’immigrato come ‘disperato’: povero, affamato, accattone, lavavetri, disoccupato". Severino Poletto, arcivescovo di Torino, interviene nella giornata conclusiva della 51a settimana nazionale di aggiornamento pastorale organizzata dal Cop (Centro orientamento pastorale) a S.Marino sul tema "Gli immigrati interpellano la comunità cristiana". "Esiste l’esodo della disperazione ma la maggior parte dei soggiorni è regolare, dovuta per lo più a ricongiungimenti familiari", continua Poletto. "Gli immigrati sono persone capaci e intraprendenti che nel loro paese hanno un mestiere e spesso un titolo di studio medio-alto". Le ragioni del flusso migratorio sono più "attrattive" che "espulsive". "Sono attratti da uno stile di vita più libero e dall’aspirazione a un lavoro qualificato". ” “L’immigrazione resta comunque una "realtà irreversibile, complessa, articolata", "segno del mondo globalizzato". Il "diritto a emigrare" non è in discussione e interpella le comunità cristiane. "Il credente è un migrante per sua natura. Abramo è il modello di una fede itinerante. Per i cristiani ogni immigrato è un ‘angelo’ nel suo significato di ‘inviato da Dio’ perché sia ospitato. E la parrocchia, chiesa che vive in mezzo alle case, è una casa aperta a tutti". "Le iniziative della comunità cristiana, osserva Poletto, "devono essere fatte senza sincretismi né proselitismi", volte a favorire "informazione e conoscenza". ” “La diocesi di Torino conta 52mila presenze di immigrati regolari (dati di giugno ’99): quasi 43mila nella sola città e poco più di 4mila e duecento provenienti dall’Unione Europea. La comunità più grande di extracomunitari è quella marocchina (10mila presenze), seguita da rumeni (4mila), peruviani (2mila e cinquecento) e albanesi (2mila). La religione prevalente è la musulmana. "L’immigrazione nella diocesi di Torino ha due volti: stabilizzazione e integrazione da una parte, emergenza sfruttamento e marginalità dall’altra", commenta Poletto. "Gli stranieri sono per noi una ricchezza. Ma non di rado sono aggrediti, emarginati, minacciati, accusati di essere ladri. Spesso sono accolti più dai compagni di fabbrica che dai vicini".” “” “

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