AIDS: L’APPELLO DEL PAPA ALL’ONU

"In virtù del diritto di ogni individuo alla salute, chiedo ai Paesi ricchi di rispondere ai bisogni dei malati di Aids dei Paesi poveri con tutti i mezzi disponibili, affinché questi uomini e queste donne provati nel corpo e nell’anima possano avere accesso ai farmaci indispensabili alle cure". E’ l’accorato appello che Giovanni Paolo II ha lanciato in occasione della Sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite dedicata all’epidemia di Aids in corso a New York (25-27 giugno). In un messaggio inviato al segretario generale Kofi Annan il Papa esprime il suo apprezzamento per il progetto Onu di creare entro il 2002 "un Fondo mondiale ‘Aids e salute’" che costituisce "motivo di speranza per tutti" di fronte ad "una delle maggiori catastrofi dei nostri tempi, in particolare per l’Africa". Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità oggi i malati di Aids nel mondo sono 36,1 milioni, dei quali 25,3 vivono nel continente africano; dall’inizio dell’epidemia (1980) ad oggi sono morti quasi 22 milioni di sieropositivi. L’Onu ha stimato in 21mila miliardi la spesa annuale necessaria a sconfiggere l’epidemia la cui diffusione, osserva Giovanni Paolo II, "si inscrive in un universo sociale caratterizzato da una seria crisi di valori". "In questo ambito la comunità internazionale non può ignorare la sua responsabilità morale; al contrario – ammonisce il Papa – nella lotta contro l’epidemia essa deve ispirarsi ad una visione costruttiva della dignità dell’uomo". Due le questioni "particolarmente a cuore" al Pontefice: "la trasmissione dell’Aids da madre a figlio" sensibilmente "ridotta nei Paesi sviluppati grazie a terapie adeguate" ma ancora drammatica in quelli "in via di sviluppo come l’Africa", dove tuttora "nascono in gran numero bambini contagiati", e "l’accesso dei malati ai farmaci e alle terapie anti-retrovirali". Trattamenti il cui "costo è eccessivo – scrive ancora il Papa -, a volte esorbitante": una questione che investe "aspetti economici e giuridici, tra i quali talune interpretazioni del diritto di proprietà intellettuale". Al riguardo Giovanni Paolo II ribadisce che la "proprietà privata ha anche un carattere sociale fondato sulla comune destinazione di beni", come affermato nella "Gaudium et spes" e nella "Centesimus annus".

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