MACEDONIA: CARITAS ITALIANA, “60.000 PROFUGHI IN KOSOVO, È CRISI UMANITARIA”

Mentre in Macedonia rischiano di aggravarsi gli scontri fra esercito e ribelli albanesi, sono migliaia i cittadini macedoni di etnia albanese in fuga dalle zone montuose del nord del Paese e dalla capitale Skopje. In coincidenza con la Giornata mondiale dei rifugiati indetta oggi dall’Onu sono circa 60 mila i profughi macedoni in Kosovo e circa 15.000 gli sfollati interni alla Macedonia, irraggiungibili dalle organizzazioni umanitarie e privi di assistenza alimentare, igienica e medica. “La crisi macedone – denuncia ancora una volta la Caritas italiana in un comunicato diffuso nel corso del 27° convegno nazionale delle Caritas diocesane ad Acireale (Catania) – non è più solo di natura militare, diplomatica e politica. È anche una crisi umanitaria, che vede coinvolti soprattutto soggetti deboli e indifesi, soprattutto donne, bambini e anziani”. Sono accolti da migliaia di famiglie albanesi del Kosovo, che in molti casi ricambiano l’ospitalità ricevuta due anni fa. All’inizio l’accoglienza è stata spontanea; oggi è organizzata, ad esempio, nella municipalità di Gjlan, dove operano due centri collettivi di registrazione e smistamento, nei quali i profughi vengono ospitati per 72 ore, mentre le organizzazioni umanitarie (agenzie Onu e ong) cercano altre sistemazioni. Però, sottolinea la Caritas, “c’è il rischio che la permanenza dei profughi nelle famiglie kosovare debba protrarsi per mesi. E già oggi la distribuzione di kit alimentari e igienici raggiunge a fatica tutti gli sfollati. Non è dunque da escludere che l’impegno delle agenzie umanitarie debba intensificarsi e strutturarsi per poter durare a lungo”. Caritas italiana chiede dunque “che le autorità locali e i rappresentanti della comunità internazionale sappiano percorrere la via di un dialogo proficuo, scevro dalla tentazione di anteporre interessi di parte a quelli della stabilità dell’intera area, garante dei diritti di ogni uomo e di ogni comunità”. La Caritas opera con le due sedi aperte dal ’99 a Skopje e a Ferizaj, affiancando Caritas Kosovo. A Ferizaj gli operatori Caritas registrano gli arrivi su mandato dell’Acnur (l’Alto commissariato per i profughi delle Nazioni Unite), gestiscono un ambulatorio medico gratuito, dirigono un magazzino di stoccaggio degli aiuti, coordinano la distribuzione di generi di prima necessità

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