COSENZA: L’ARCIVESCOVO CONDANNA I “CLAN ASSASSINI”

“Viviamo una società cainica che gioca con la morte e questo perché non si dona senso alla vita, né la si sa apprezzare. I nostri sono i tempi delle pulizie etniche, delle guerre per affari, dei matricidi, degli aborti, dell’usura disgregante, delle esecuzioni capitali spettacolarizzate”: è uno dei pensieri iniziali della “Lettera aperta a Caino”, letta al termine della processione del Corpus Domini dall’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Giuseppe Agostino. Il testo si colloca in relazione a gravi fatti di sangue che stanno affliggendo la città e il territorio. Rivolgendosi ai tanti “caini senza volto” che “fate la scelta dell’illegalità, dell’immoralità e la sostenete con la via della morte”, mons. Agostino ricorda che c’è “un rosario sempre più lungo di morti ammazzati e di feriti” nel territorio, divenuto “terra di frontiera”. Oltre ad esortare gli assassini a cambiare vita, ammonisce sulla “idolatria del denaro”: voi – aggiunge – “volete arricchirvi con vie immorali, fate ‘clan’ e vi create un codice di comportamento che condanna a morte chi di voi non è fedele ai vostri giuramenti, ai vostri intrighi”. Nella parte conclusiva del messaggio, Agostino elenca i nomi dei “morti ammazzati”, diciassette persone tra cui una donna, esortando i fedeli a pregare per loro e “a sentirli come un grosso interrogativo sociale” e a intercedere perché “la nostra città possa non essere più insanguinata nelle sue strade, possano questi morti giudicarci per le nostre assenze, i nostri vuoti educativi”. L’arcivescovo invita anche a “non limitarci a condannare Caino, ma cercare la sua redenzione. Questo devono farlo la famiglia, la scuola, la Chiesa, così come una politica più puntuale, trasparente ed efficace”.

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