"ISTRUZIONE" SUI SACERDOTI STRANIERI: ANDREOZZI (POM) E MIOLI (MIGRANTES), "UTILE UNA REGOLAMENTAZIONE"

L’"Istruzione sull’invio e la permanenza all’estero dei sacerdoti del clero diocesano dei territori di missione" – resa nota oggi in Vaticano dal cardinale Joseph Tomko, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli – esprime "una preoccupazione ma anche una constatazione positiva: l’impegno missionario ormai viaggia a 360° e coinvolge l’invio di personale dalle giovani Chiese nei Paesi di antica tradizione cristiana, un fenomeno in continua crescita". E’ il commento di mons. Giuseppe Andreozzi, direttore delle Pontificie opere missionarie e dell’ufficio Cei per la cooperazione missionaria tra le Chiese, ricordando che il problema "era già stato affrontato tempo fa nei dialoghi tra la Commissione episcopale per l’evangelizzazione tra i popoli della Cei e il dicastero vaticano". "Entrare in una chiesa italiana e trovare un sacerdote straniero ha permesso a molti fedeli di rendersi conto dell’universalità della Chiesa – spiega mons. Andreozzi -. Però molti sacerdoti gradiscono l’ospitalità offerta al punto di non voler più rientrare, e ciò comporta un danno per le giovani Chiese, che hanno mandato a studiare nei Paesi del Nord le loro forze migliori. Sono infatti diocesi povere di personale, l’assenza di due o tre sacerdoti può avere delle conseguenze". Per questo "la regolamentazione del fenomeno è utile". Questo documento, secondo mons. Andreozzi, "farà piacere all’episcopato e agli stessi sacerdoti stranieri, che si sentiranno più sostenuti se sanno che la loro presenza nella Chiesa corrisponde ad un accordo tra due vescovi. Si sentirà invece disturbato chi vuole agire individualmente, tentando di salvaguardare una posizione personale. Ma ricordiamo che il sacerdote fa parte di un presbiterio, è stato nominato da un vescovo, non può studiare ciò che gli aggrada e cercare da sé una posizione pastorale". Ad avviso di padre Bruno Mioli, direttore dell’ufficio per la pastorale degli immigrati e dei profughi della Fondazione Migrantes, il documento "serve ad una presa di coscienza". Nell’Istruzione si danno infatti delle regole anche per i cappellani etnici, che in Italia sono una quindicina. "E’ interessante che si metta un freno alla ‘fuga di cervelli’ dalle diocesi del Terzo mondo – afferma -. E’ umanamente comprensibile che molti non vogliano tornare, ma di fronte alle supreme esigenze della missione i motivi personali devono venir meno".

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