NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo la nota integrale Sir di questa settimana

“Sostenere la crescita e colmare il divario: un disegno per il nostro futuro globale” e “Per un progetto di società a misura d’uomo”. Erano rispettivamente i temi (e gli slogan) del tradizionale appuntamento invernale a Davos del “forum economico mondiale” e del primo “forum sociale mondiale”, convocato a Porto Alegre proprio negli stessi giorni. ” “Due appuntamenti contrapposti, nell’ultima settimana di gennaio, che hanno proposto tante utili riflessioni. Ma soprattutto hanno messo in luce, da punti di vista diversi e contrapposti, un problema strutturale: non possiamo più permetterci, in prospettiva, lo sviluppo dei processi di globalizzazione senza una adeguata rete istituzionale. Con la (ulteriore) consapevolezza che solo da una cultura politica, da un orientamento ideale adeguato può scaturire un disegno istituzionale realistico e funzionale.” “Le certezze di una auto-regolazione del mercato globale, dello sviluppo del cosiddetto turbo-capitalismo, sono state rapidamente bruciate, con costi molto pesanti, pagati da tutti quei popoli sottoposti alle crisi finanziarie della fine del ventesimo secolo. Nello stesso tempo gli Stati e le organizzazioni internazionali non riescono a farsi carico, per opposti motivi, dei problemi nuovi posti da questi orizzonti mondiali. Così avanza questa sensazione di indeterminatezza, di sfrangiamento culturale ed ideale, che trasmettono gli opposti vertici della fine di gennaio ed accrescono un clima generale di attesa, percorso dalle inquietudini tangibili prima della crisi petrolifera, ora della “mucca pazza”.” “Negli Stati Uniti abbiamo avuto l’alternanza al centro tra la “terza via” clintoniana e il “conservatorismo compassionevole” di Bush jr. In Francia si parla di “sobrietà felice”: la cifra di questo momento, dal punto di vista delle linee della cultura politica, non può che chiedere aiuto all’antica figura retorica dell’ossimoro, che consiste nell’accostare due termini che evocano significati opposti. E’ insomma solo l’anticamera della sintesi, che richiede forse capacità morali ed ideali che sembrano sfuggire a questa generazione, ai protagonisti di questo passaggio, incerti su una soglia difficile da valicare.” “Da un punto di vista di cattolici c’è una ulteriore sfida. Dalla consapevolezza che è in corso un processo di questa portata, come essere presenti? Sull’arena planetaria, come sta facendo da oltre vent’anni l’impareggiabile papa Giovanni Paolo II, e nei diversi contesti nazionali. E’ la questione che oltre un secolo e mezzo fa intrigava Alexis de Tocqueville, sui necessari presupposti religiosi della democrazia e che ritorna con rinnovata e pressante urgenza.” “” “” “

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