“DOMINUS JESUS”: TEOLOGI CATTOLICI E VALDESI A CONFRONTO

Un’identità cattolica chiara e ben definita è il presupposto per un dialogo costruttivo con ogni altra religione “per un cammino nella carità e nella verità che vada oltre la tolleranza e verso l’armonia e la pace”. Lo ha detto don Angelo Amato, docente di teologia al Salesianum, intervenendo questa mattina a Roma ad una tavola rotonda sul tema “Dominus Jesus, circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e la Chiesa’”. L’incontro, promosso dall’Istituto internazionale di Teologia pastorale sanitaria Camillianum, inaugura il master organizzato dallo stesso Istituto in collaborazione con quello di Bioetica dell’Università Cattolica offrendo, come spiega il preside Luciano Sandrin, “un approfondimento teologico all’agire pastorale di chi, provocato dal contatto quotidiano con malati di ogni religione, deve saper dare risposte ricche e sostanziate di fede”. Inevitabile, dunque, il confronto tra cristianesimo e altre religioni in un tempo in cui, osserva don Amato, “l’impegno missionario della Chiesa è ancora lontano dal suo compimento”. Di qui, spiega, l’esigenza della Congregazione per la dottrina della fede di “ribadire quelle verità che devono costituire il patrimonio inalienabile della fede della Chiesa” di fronte al rischio di smarrimento della propria identità nel relativismo diffuso che rende “ugualmente valide tutte le religioni” e riduce Cristo “a mediatore relativo o addirittura facoltativo di salvezza”. Sulla “centralità della cristologia, patrimonio comune della fede cristiana”, concorda anche il decano della Facoltà teologica valdese Ermanno Genre, che però ravvisa nella “grammatica dura” della Dominus Jesus “il rischio di una dottrina staccata dalla vita” e un ostacolo all’ecumenismo nella “pretesa di assolutezza della Chiesa cattolica”.

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