CURDI: FRISULLO RIFIUTA L’AMNISTIA E SI APPELLA ALLA CORTE EUROPEA PER I DIRITTI UMANI

“La chiusura del processo è una vittoria, ma rifiuto l’amnistia”. Così il giornalista Dino Frisullo, attivista per i diritti umani delle popolazioni curde, ha reagito alla notizia della chiusura – per sopraggiunta amnistia – del processo a suo carico in Turchia “per istigazione al separatismo”. L’iter giudiziario riguardava le proteste avvenute in Turchia nel ’98, in seguito alle quali Frisullo era stato incarcerato per numerosi giorni. Pur definendo la chiusura del processo “una vittoria non solo mia, ma di chiunque, in Turchia e in Europa, si batte per uno Stato di diritto”, Frisullo – in una lettera aperta al Tribunale speciale di Diyarbakir e al ministro turco della giustizia – rinuncia all’amnistia perché significherebbe “accettare il principio di un reato tipicamente di opinione”. Chiede dunque che il suo processo sia riaperto e che gli venga data la possibilità di deporre davanti al tribunale turco di Diyarbakir (possibilità che in passato gli era stata più volte negata): “Ho diritto di spiegare in aula perché quel giorno del 1998 eravamo in cento europei a Diyarbakir e perché centinaia di osservatori internazionali sono venuti e verranno in Turchia: non per disgregare, ma al contrario per aiutare a costruire una convivenza, nel rispetto reciproco, fra popoli oggi divisi dall’apartheid giuridica, economica e militare dei curdi e di tutte le minoranze. Chiedo che questo diritto – sottolinea Frisullo – sia affermato e tutelato sia dalla Corte per i diritti umani di Strasburgo, che ha aperto un fascicolo sul mio caso, sia dal mio governo in sede diplomatica”. E nel caso fosse confermata la chiusura del processo, precisa, “chiedo che la Corte di Strasburgo dia corso alla mia istanza e condanni lo Stato turco per la violazione del mio diritto di difesa”. “Da imputato o da persona libera – conclude – voglio comunque ritornare in Turchia, come lo desiderano tutti i miei amici profughi in Europa, che attendono solo un segnale per ritornare, ricostruire i villaggi distrutti e vivere liberi, diversi e uguali”.” “” “

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