PONTE SULLO STRETTO: MONS. AGOSTINO (COSENZA), “ROMPERE LE BARRIERE PER IL FUTURO DEL SUD”

Il ponte sullo stretto di Messina potrebbe “rompere qualche distanza”, tra Nord e Sud, anche perché “la nostra vera identità e il nostro vero futuro è di essere un polo di raccordo con l’area del Mediterraneo”. E’ quanto pensa mons. Giuseppe Agostino, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, che in un’intervista che verrà pubblicata sul prossimo Sir bisettimanale si dice “favorevole” alla realizzazione del ponte, ricordando che “la Chiesa di per sé non emette giudizi tecnici, il mio è un parere da cittadino”: “nel rispetto dei diversi pareri dei fedeli – spiega – si cerca di avere una lettura mentale nell’apertura dei tempi, nella rottura delle barriere”. Secondo mons. Agostino, che condivide il parere della Conferenza episcopale siciliana, “fare un bel ponte non significa violentare la natura: un ponte può essere anche armonia, contestualità nella bellezza. Dobbiamo stare attenti a non entrare in una falsa ecologia”. Dal punto di vista culturale o sociale, osserva, “sono convinto che il futuro del Sud è nel rapporto con l’area del Mediterraneo”, quindi “se si potesse creare l’unità del continente con l’isola facilitando rapporti, commerci, scambi, credo che l’Italia stessa diventerebbe un tutt’uno, per un rapporto migliore con il Mediterraneo. Essendo una realizzazione ardita, grande, diventerebbe anche elevante da un punto di vista culturale”. A suo parere il ponte “aprirebbe a ulteriori sviluppi”, anche al superamento dei “tanti limiti strutturali del Sud”. A proposito dei rischi di collusioni con la mafia mons. Agostino ricorda che “la mafia non deve essere un pregiudizio” altrimenti “resta tutto bloccato”: “Al contrario, è creando fonti e posti di lavoro, circolazione di cultura, che si aggrediscono le dispersioni. E’ vero che la mafia si è organizzata quasi scientificamente, ma è vero anche che alla radice della sua continuazione c’è una sottocultura e una difficoltà a trovare lavoro”. “Se l’Europa non si collega con il Mediterraneo – conclude – a sua volta resta chiusa. Per avere un vero sviluppo il Sud deve essere una specie di Nord nei confronti del Medio Oriente e dell’Africa”.

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