MONS. FISICHELLA: RISCOPRIAMO SPIRITUALITÀ E TRADIZIONE

Fedeltà al contenuto e attenzione al destinatario sono i due pilastri sui quali deve poggiare “la trasmissione della Parola di Dio”. A tale fine, in un contesto caratterizzato dalla “supremazia del soggettivismo” in cui “sappiamo cosa stiamo lasciando, ma non sappiamo dove stiamo andando”, occorre delineare con chiarezza “lo spazio culturale entro cui vivono credente e destinatario dell’annuncio”. Sono indicazioni di mons. Rino Fisichella, vescovo ausiliare di Roma, intervenuto questa mattina al convegno nazionale su “Chiesa locale, pellegrinaggio e traditio fidei”. Ad un “uomo sempre più marginalizzato”, non più in grado di “riconoscere il valore della verità perenne” e ridotto dalle attuali tendenze della sperimentazione a “semplice frammento della natura” all’interno di “una cultura desacralizzata che finisce con il perdere il senso della vita”, occorre “fornire una ragione capace di dare senso perché sostenuta da una fede” incentrata sull’annuncio della resurrezione. Ad avviso di mons. Fisichella è urgente “creare i segni visibili di una cultura di speranza e di resurrezione” senza i quali “l’annuncio rimane monco”. E di fronte ai processi inarrestabili della postmodernità, occorre “un recupero forte di queste ragioni della fede” in un “cammino che riscopre spiritualità e tradizione”, secondo l’invito di Giovanni Paolo II nella “Novo millennio ineunte” a divenire “contemplatori del volto di Cristo”. Ma occorre inoltre “ritrovare le forme di una nuova struttura di pensiero per ricomporre in unità la verità frammentata” e incidere in modo significativo sulla cultura.

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