MIGRAZIONI: MEDITERRANEO, IL MARE PUÒ UNIRE

Sono circa 1.639.181 gli immigrati di provenienza maghrebina soggiornanti nell’Unione europea: 676.198 marocchini, 674.716 algerini, 288.267 tunisini, 63.069 egiziani. Per lo più destinati ad attività lavorative precarie e poco qualificate in settori quali agricoltura, servizi, edilizia e industria. E’ la fotografia emersa ieri pomeriggio a Roma durante il seminario di studio sul tema “Flussi migratori nel Mediterraneo: sfide e prospettive” promosso dall’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni); dall’Oil (Organizzazione internazionale per il lavoro) e dall’Acnur (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) sotto l’egida del ministero degli Affari esteri. La necessità di “una cooperazione multilaterale” che coinvolga al tempo stesso “Paesi d’origine, di destinazione e di transito” per una “convivenza armoniosa” è stata rilevata da Peter Schatzer, direttore per le relazioni esterne dell’Oim. Mediterraneo come esempio di cooperazione “regionale”: “nell’ambito della collaborazione Ue-Maghreb nel 1995 sono stati firmati accordi con Marocco e Tunisia, sia a livello di politiche economiche, sia migratorie, che prevedono un trattamento di uguaglianza in materia di lavoro, remunerazioni e condizioni sociali”. Lo ha reso noto Giannicola Sinisi del Coordinamento delle politiche migratorie ricordando, più specificamente, l’intesa del 1998 tra Italia e Tunisia e i contatti avviati dall’Agenzia del lavoro di quest’ultimo Paese con le associazioni industriali del nostro, oltre al progetto avviato dall’Oim per conto del governo italiano per il collocamento lavorativo di cittadini albanesi. “Nell’agenda dell’Oim – ha detto il rappresentante regionale dell’organizzazione per il Mediterraneo Luca Dall’Oglio – è previsto l’allargamento dei programmi di cooperazione anche a Marocco, Algeria, Libia e Mauritania” per “un dialogo costruttivo con tutti i Paesi interessati al fine di una politica euromediterranea comune che assicuri all’area sicurezza, pace e stabilità”.

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