IMMIGRAZIONE: CARITAS DI ROMA, “MENO POLEMICHE NELL’APPLICARE LA LEGGE”

Secondo mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas diocesana di Roma, “è fuori posto utilizzare la questione immigrazione per polemiche politiche di parte. La nuova legge consente una più funzionale regolamentazione dei flussi, a condizione che venga accelerato al massimo il suo impianto applicativo, sia in Italia, sia negli accordi con i paesi di partenza”. Stando alle cifre fornite dalla Caritas, durante il 1997 sono stati circa 30/40.000 gli ingressi definitivi di cittadini stranieri, un saldo migratorio che risulta dal totale di 123.824 permessi rilasciati per soggiorni di diverso tipo (a breve o lunga durata). Nei flussi in entrata il ruolo preponderante spetta all’Europa (58,6 per cento, di cui il 41,4 per cento dai paesi dell’Est), seguita dall’America (18 per cento, di cui il 12 per cento dall’America Latina), mentre appare ridimensionata l’incidenza dell’Africa (10,5 per cento) e dell’Asia (12,2 per cento). Dall’analisi, paese per paese, del tipo di permessi rilasciati (ricongiungimenti familiari, motivi di lavoro, permessi turistici) risultano situazioni diversificate, che, spiega Franco Pittau, della Caritas di Roma, “dovrebbero condurre ad una politica finalizzata dei flussi a seconda dei paesi, per capire quali sono le esigenze di ciascuno e rispondere con una determinata disponibilità nell’assegnazione delle quote”. Tra i paesi “abbastanza soddisfatti” risultano la Repubblica Ceca e la Slovacchia che si vedono concedere, rispettivamente, il 78 per cento e l’81 per cento di permessi per motivi di lavoro e pochi permessi turistici. “Abbastanza considerati ma non ancora soddisfatti” sono invece Romania, Polonia, ex-Jugoslavia e Russia, nei quali vi è parità tra permessi per ricongiungimenti familiari e per lavoro ma ancora alta incidenza di permessi per turismo. I paesi “poco soddisfatti che rimediano per altre vie”, perché non hanno trovato sbocco né attraverso i meccanismi del collo camento né attraverso la via turistica, sono invece Marocco, Tunisia, Cina, Albania e Sri Lanka. “La lezione che ci viene da questi dati – commenta don Di Tora – è quella di fare in fretta, di usare il raziocinio al posto dell’emotività e di assegnare quote adeguate ai paesi vicini per non alimentare i traffici clandestini”.

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