UNA LETTERA ALLA PARROCCHIA DEL 2000

“Cara parrocchia, sei sotto la spinta incalzante del vento: non puoi non tenere alta la vela. Senza lo Spirito sei un’azienda a reddito, la tua memoria di Gesù, archeologia, la predicazione, propaganda e conquista, il ministero, un ruolo e un privilegio, la liturgia, un palcoscenico di cerimonie, la carità, assistenza e filantropia”. Si intitola “Il vento, la barca, la vela”, la lettera che, a conclusione della 48° settimana di aggiornamento, il Centro di orientamento pastorale (Cop) ha inviato alla parrocchia del 2000. A questa istituzione, che non è “tomba dello Spirito” né “gabbia dorata”, il Cop propone alcuni traguardi da raggiungere: “riconciliarsi con il presente” per intuire le vie di un “futuro di speranza”; rimodellarsi sulla comunità cristiana degli inizi, in cui “tutto era in comune e in cui ciascuno aveva il suo compito”; “uscire in mare aperto”, aprirsi alle nuove aggregazioni e non avere paura del futuro. Alla parrocchia del 2000 è richiesto, si legge nel messaggio del Cop, “un atteggiamento di apertura” al territorio, alle famiglie, alle istituzioni, agli ambienti di vita, alle povertà della strada. “La parrocchia – scrive il Cop – ritrova se stessa al di fuori di sé. Non è il circuito dei ‘pochi ma buoni’, ma accoglie tutti, anche chi è debole nella fede senza scandalizzarsi dei dubbi e delle esitazioni; va incontro a chi l’ha abbandonata o l’ha sfruttata. Se il figlio che torna è la sua gioia, quelli che l’abbandonano sono la sua passione. Sa che la verità che le è data in dono non è monopolio, ma l’accoglie come espressione dello Spirito da qualunque parte venga, anche da quelli che la ignorano o la disprezzano”. “Cara vecchia e giovane parrocchia – conclude il messaggio – la barca non è affidata a noi, ma alla forza e alla creatività dello Spirito. Noi non siamo padroni del vento, ma ci è data la grazia e la responsabilità di tener dritta la vela”.

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