MONS. TALUCCI “I MOVIMENTI SI APRANO DI PIÙ ALLA CHIESA LOCALE”

“Il rapporto con la Chiesa locale deve essere ribadito in maniera molto più chiara: non è la rivendicazione delle diocesi o dei vescovi che vanno ad elemosinare un’adesione, ma un mettere in comune tutto ciò che sta nascendo”. Parla di “prospettive” tra movimenti ecclesiali e Chiese locali, per superare tutti i rischi di “chiusure”, mons. Rocco Talucci, vescovo di Tursi-Lagonegro e presidente della Commissione episcopale per il laicato, in un’intervista che verrà pubblicata sul prossimo numero del Sir. Secondo mons. Talucci i responsabili dei movimenti “probabilmente hanno chiaro il problema, però devono adoperarsi per far passare questo concetto alla base”. Il vescovo mette in guardia contro il rischio di vivere una sorta di “esperienza parallela” e mentre invita i vescovi italiani ad “avere maggiore fiducia, per non bloccare l’azione dello Spirito” esorta anche i movimenti “a capire che, se ci sono dei passi verso una migliore comprensione reciproca, va fatta anche emergere la prospettiva di un tempo nuovo”. Mons. Talucci invita i movimenti a prestare attenzione alla “dimensione missionaria”. “I movimenti devono scoprire di essere mandati agli altri, sia nei programmi specifici del loro carisma, sia in comunione con le Chiese locali – afferma -. Non devono rinunciare alle loro caratterizzazioni, ma non devono proporsi nemmeno in alternativa. I movimenti, nella loro gioia, a volte si chiudono in se stessi: ma il resto del popolo di Dio, a cui sono destinati questi carismi, non viene raggiunto”.

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