MONS. NERVO: “SÌ” AL SUSSIDIO DI POVERTÀ, PURCHÉ SIA UN “AIUTO EFFICACE”

Questo il commento di mons. Giovanni Nervo, della Fondazione Zancan, all’approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del decreto legislativo sul reddito minimo d’inserimento. “L’obiettivo del minimo vitale – ha commentato Nervo – è molto valido, ma l’attuazione molto complessa: occorre che l’aiuto sia efficace, che non ci sia chi ne approfitta indebitamente, che aiuti ad uscire dalla povertà, che non vada a favorire le aziende, che sia un diritto esigibile per i cittadini che si trovano nelle condizioni previste dalla legge, che non si presti a discrezionalità e a strumentalizzazioni politiche”. Il reddito minimo di inserimento – di cui beneficeranno gli ultrasessantacinquenni e i nuclei familiari con figli che hanno un reddito inferiore a 500 mila lire mensili (e che, perciò, sarà integrato fino alla somma di 500 mila lire) – scatterà, in via sperimentale (fino al 31 dicembre 2000), in una decina di “comuni-pilota”, con priorità nel Mezzogiorno, e si prevede che interesserà dalle 15 mila alle 20 mila persone. Mons. Nervo giudica favorevolmente il periodo di sperimentazione, “perché – dice – di fatto nessuno sa qual è la strada migliore”, tra l’assegno economico e l’erogazione di servizi, soluzioni entrambe previste nella proposta elaborata dal Ministro per gli Affari sociali, Livia Turco. Chi usufruirà del sussidio di povertà, comunque, dovrà partecipare a programmi di reinserimento sociale e di reingresso nel mondo del lavoro, pena la perdita del beneficio; per i minori è previsto l’assolvimento dell’obbligo scolastico.

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