QUALE RIFORMA PER LA CENSURA CINEMATOGRAFICA?

Un sistema di “autoregolamentazione” da parte degli imprenditori cinematografici ed una “riforma delle fasce di divieto”, oggi ancorate ad una demarcazione “troppo netta e assoluta”. Questa la proposta di Fulvio Lucisano, presidente dell’Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali), che ha aperto oggi il convegno “La censura”, organizzato a Roma da A.ge. (Associazione italiana genitori), Cgd (Coordinamento genitori democratici), Reset e Rivista del Cinematografo, con la collaborazione dell’Anica ed il sostegno del dipartimento dello spettacolo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Proprio nel giorno in cui comincia l’iter parlamentare del disegno di legge sulla censura, già approvato dal Consiglio dei Ministri, Lucisano ha illustrato l’idea di un sistema di regolamentazione caratterizzato da due momenti diversi: “la determinazione delle caratteristiche di visibilità di un film in relazione alla tutela dei minori” sulla base di “un giudizio di autoregolamentazione espresso dall’associazione degli stessi imprenditori cinematografici” e la riforma del divieto. Nella riforma della censura, inoltre, dovrebbe essere tenuta presente, per Lucisano, la diversità tra cinema e tv: “in sala si accede solo grazie ad una volontà precisa, determinata dall’acquisto del biglietto, mentre la trasmissione televisiva arriva in casa senza preavviso”. Contrario, invece, all’abolizione della censura si è dichiarato l’on. Giancarlo Lombardi, del Ppi, insistendo sulla necessità di “conciliare la libertà di espressione e di pensiero con l’attenzione educativa, la protezione dei più deboli e la difesa dei valori comuni”. Per Giancarlo Bosetti, direttore di Reset, “la via maestra è quella dell’autoregolamentazione”, accompagnata però da un “monitoraggio permanente” della produzione televisiva finanziata dagli stessi produttori, che preveda “la verifica dei risultati attraverso un’inter azione con le istituzioni scientifiche e pedagogiche”. Giuseppe Richiedei, dell’A.ge., ha sollecitato “l’indicazione di norme generali a garanzia del minore”, che per la censura dovrebbero essere affiancate da “Comitati con potere di controllo e di sanzione efficace”.

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