NOTA SETTIMANALE SIR

“Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana”. “Riesplodono le tensioni nei Balcani: il conflitto che covava in Kosovo tra la maggioranza di ceppo albanese e il governo centrale serbo è esploso, mettendo la comunità internazionale ancora una volta alla prova. Giovanni Paolo II ne aveva parlato con il segretario di Stato americano, signora Madeleine Albright, ed all’Angelus ha esortato a cercare con tempestività soluzioni positive. Ha detto: «in questi giorestione interna per la Federazione Yugoslava di Serbia e Montenegro, ma anche per la regione balcanica e per la stessa Europa. Nel mondo di oggi i confini non possono soffocni siamo profondamente preoccupati per la drammatica situazione creatasi nel Kosovo, dove le esplosioni di violenza minacciano ancora una volta gli sforzi intesi al dialogo ed alla pacificazione». Si tratta certamente di una questione interna alla Federazione presieduta da Milosevic. Ma oggi questa classica espressione della diplomazia si carica di molteplici significati. E’ infatti una quare le questioni umane E’ dunque necessario che a tutti questi molteplici livelli sia percorsa con convinzione la strada della pace. «Mentre esprimo viva solidarietà con chi soffre, piange la morte dei suoi cari e teme per il futuro – ha detto ancora il Papa – desidero fare appello alla buona volontà di tutti, perchè nulla sia risparmiato nel cercare con tempestività soluzioni rispettose della libertà e dei diritti di quelle care popolazioni». Il Papa ha indicato una via concretamente percorribile con la buona volontà di tutti, la via del dialogo e della pace.La situazione è strutturalmente diversa da quella della Bosnia Erzegovina. Ma il contesto è difficile. In Bosnia la pace non è certo consolidata, e d’altra parte anche l’Albania, paese ancora lungi dall’avere trovato un vero equilibrio, è direttamente coinvolta in una vicenda che investe proprio una popolazione di ceppo albanese. Ci sono molte delle pre-condizioni per un conflitto aspro ed intricato. Ma ci sono anche concrete possibilità di potere arrivare ad una soluzione positiva ed in qualche modo preventiva.In una crisi ancora una volta complessa, contraddittoria ed intricata chi paga sono prima di tutto le popolazioni. Dai loro interessi occorre dunque partire. E non a caso le vie della diplomazia hanno incrociato un movimento cattolico, Sant’Egidio, che aveva promosso un accordo sulla riapertura delle scuole, ed è da tempo presente nella regione. E le donne hanno espresso una ferma e pacifica protesta, proprio l’8 marzo.Bloccare questo nuovo conflitto annunciato è possibile se l’azione diplomatica internazionale, prima di tutto dei paesi europei, sarà in grado di offrire sponde concrete a questa richiesta elementare di legalità, di rispetto dei diritti delle persone e delle comunità.E’ una sfida importante per l’Europa, che deve costruire, accanto all’Euro, anche una più marcata identità e capacità di azione politico – diplomatica, ed è una sfida anche per l’Italia, che sta cercando, di delineare la strategia della sua politica estera nel nuovo quadro europeo e mondiale”.

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