LA MISSIONE DEL LAICO: “PONTE TRA LA CHIESA ED IL MONDO”

Occorre “spogliare la figura del fedele laico da una serie di concezioni devianti, di sovrastrutture ideologiche, di condizionamenti culturali antichi e recenti, che hanno una certa diffusione nella comunità ecclesiale”. Lo ha detto il prof. Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa al Solenne Atto Accademico che la Pontificia Università Gregoriana, a 10 anni dalla pubblicazione dell’Esortazione apostolica Christifideles Laici, ha dedicato al tema: “Ecclesialità e Ministerialità della Missione del Fedele Laico”. Tre sono, a detta del prof. Dalla Torre, le ragioni che stanno alla base di una “visione deformata dell’associazionismo laicale”. La prima è la conseguenza di “cultura secolarizzata” che tende a “perdere la consapevolezza della differenza del sacerdozio ordinato rispetto al sacerdozio comune”, con la conseguenza di modellare “le funzioni laicali su quelle di un sacerdozio dalla ministerialità indebolita e depotenziata”. La seconda ragione è invece riconducibile ad una cultura “clericalizzata” che modella “il laico sulla figura del chierico e ritiene di conseguenza che la promozione del primo tanto più si realizzi, quanto più vengano ad esso conferite attribuzioni che sono proprie dei chierici”. Vi è poi una visione “schizofrenica” che “porta a concepire la missione del fedele laico come specifica sì, ma tutta interna alla Chiesa e comunque separata rispetto alla sua vita nel secolo”. Chiamato ad essere “punto di sutura tra la Chiesa e il mondo”, il laico, ha detto Dalla Torre, ha certamente una funzione nella Chiesa così come ha una funzione nel mondo. “Non si tratta – ha aggiunto il professore – di funzioni contrapposte, bensì complementari ed intimamente connesse”.

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