MONS. CASALE (FOGGIA): GLI ADULTI “UCCIDONO” LA SPERANZA DEI GIOVANI

“E’ grave uccidere una ragazza. Ma è molto più grave uccidere la speranza nel cuore dei giovani”. Così mons. Giuseppe Casale, arcivescovo di Foggia, commenta la vicenda di Nadia Roccia, la ragazza recentemente assassinata da due sue compagne. In un articolo pubblicato sull’ultimo numero di Famiglia cristiana (n. 13/1998), l’arcivescovo, invitando a chiedersi “cosa esprima quel gesto di violenza e come possa essere maturato”, punta il dito sul mondo degli adulti: “Ogni giorno si attenta alla vita dei giovani. Alle loro speranze e al loro intenso desiderio di realizzarsi. Noi li illudiamo, i giovani. Li allontaniamo dal serio confronto con la realtà. Non li aiutiamo a tradurre il loro entusiasmo giovanile nelle scelte quotidiane da compiere. E li facciamo diventare troppo presto ‘vecchi’. Senza più entusiasmo. Senza la voglia di lottare, di impegnarsi”. Uccidere la speranza nel cuore dei giovani, per mons. Casale, significa ridurli “a massa di consumatori, che tutto consumano e, alla fine, si consumano”. Colpa di noi adulti, falsi educatori, maestri di falsa prudenza: “Li constringiamo – afferma l’arcivescovo di Foggia – a seguire le nostre orme, sulla strada dell’ipocrisia, della ricerca del successo a ogni costo, della strumentalizzazione delle persone”. Oggi, invece, come diceva Paolo VI, “ci vogliono testimoni. Possiamo, noi adulti, camminare con i giovani ogni giorno dando e ricevendo testimonianza? Su questa capacità – conclude mons. Casale – si gioca il destino dei giovani. E dell’intera società”.

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