QUALE FUTURO PER I MALATI CON LA CHIUSURA DEI MANICOMI IL 31 MARZO PROSSIMO?

Se lo chiede Franco Previte dell’associazione “Cristiani per servire”, che da tempo si occupa del tema dei malati psichiatrici ancora ospiti degli ex-manicomi funzionanti nel nostro paese. Dai 101 che erano nel 1978, quando venne varata la legge n. 180, conosciuta come legge-Basaglia, oggi sono ridotti a 50. I degenti sarebbero scesi, secondo fonti dei sindacati della funzione pubblica, a circa 10 mila, dai 120 mila che erano 20 anni fa. Il ministero della sanità ha invece diffuso cifre ridotte: i pazienti sarebbero in tutto 6658, dei quali 4218 psichiatrici e 2440 non psichiatrici. “Resta il fatto – dice Franco Previte – che il futuro dei malati psichiatrici è incerto e non definito ed il ‘grido’ angoscioso delle famiglie non è recepito dalle istituzioni”. Secondo il dettato della Finanziaria 1998, se entro il 31 marzo prossimo le regioni non avranno provveduto a realizzare strutture alternative, provvederà direttamente un commissario governativo, tagliando le risorse finanziarie del 2% e investendo tale quota per day hospital, case di cura, strutture residenziali, cooperative sociali. Secondo “Cristiani per servire” ciò non sarà affatto semplice e automatico, vista la difficoltà che pressochè tutte le regioni hanno incontrato in questi anni per avviare le dismissioni. “Nel frattempo c’è da domandarsi come il governo intenda gestire la salute mentale dei cittadini, specie di quelli più in difficoltà, già vittime di tali patologie. Loro, più e prima di altri, hanno bisogno di tutela, di promozione della loro dignità e dei loro diritti, e non di essere gettati allo sbaraglio”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Informativa sulla Privacy