PAZÉ: NO AI “PASSI INDIETRO” NELLA LOTTA ALLA PEDOFILIA

Gli emendamenti presentati dal Senato al disegno di legge, approvato dalla Camera, sulle “Norme contro lo sfruttamento sessuale dei minori quale nuova forma di riduzione in schiavitù”, rischiano di essere un passo indietro nella lotta alla pedofilia. E’ quanto sostiene il magistrato Piercarlo Pazé, direttore della rivista “Minori giustizia”, in un’intervista pubblicata sull’ultimo numero del Sir. Facendo riferimento ad un emendamento che prevede “l’abrogazione del principio della punizione del cliente di un minore che si prostituisce”, Pazé fa notare che esso è “rivolto a fare accettare sostanzialmente la pedofilia, non punendola (a meno di querele dei genitori) se la vittima è al di sopra dei dieci anni”. In questo modo, sostiene il magistrato, verrebbero annullate alcune importanti novità introdotte del testo approvato dalla Camera, in cui “per la prima volta nel nostro ordinamento” viene introdotto “il principio di punire il cliente – cioè chi compie atti sessuali in cambio di denaro o altra utilità – di persona di età fra i quattordici e i diciotto anni”, stabilendo che “il dare denaro o altra utilità in corrispettivo di atti sessuali rappresenta una forma di violenza contro un minore”. Anche se la pena è minima, conclude Pazé, “è importante il principio: si vuole difendere il minore non solo punendo chi lo fa prostituire, ma anche chi lo paga perché si prostituisca con lui”.

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