NOTA SIR

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Nuovo atto sulla strada dell’Euro, all’Ecofin di York, alla vigilia del round delle scelte formali, che si concluderà il 6 maggio. L’Italia ne esce rafforzata sulla strada dell’adesione. Ma anche con la certezza che il “vincolo esterno”, continuerà a pesare fortemente sulle scelte e sulla reale autonomia del governo di Roma. L’impressione è che per l’Europa siamo alla vigilia di una svolta decisiva, anche se le sue reali conseguenze non sono ancora ben presenti, nè all’opinione pubblica, e neppure alle classi politiche dei diversi paesi, ed in particolare dell’Italia.La complessa attesa delle elezioni federali in Germania, le convulsioni della politica francese che si confronta da vicino con il Fronte Nazionale, dimostrano come sia ancora assai difficile immaginare, accanto all’Euro, un forte e coerente disegno politico. Assisteremo così, nel quadro della moneta unica, ad un complesso rapporto tra le politiche e gli interessi nazionali e questo nuovo spazio europeo, definito innanzi tutto nei suoi termini contabili. E qui probabilmente l’Italia rischia. Perchè, al di là della straordinaria capacità di reazione che gli italiani hanno dimostrato in questo passaggio di avvio del risanamento, sopportando una notevole stretta fiscale, i nodi strutturali restano al pettine.Stanno provvedendo a ricordarlo in questi giorni i disoccupati, i precari, i lavoratori che lavorano pur percependo un salario al di sotto della sussistenza, le diverse categorie. Tutti costoro ricordano in termini destinati a diventare sempre più drammatici e potenzialmente esplosivi i rischi di una politica furba, attenta ad un immediato incasso elettorale, all’immagine, alla comunicazione, all’equilibrio politicamente corretto, ma che rischia di dimenticare l’essenziale.Ci sarà una “fase due” rispetto a quella del rigore europeo?Da York è venuta una prima risposta. Il vincolo europeo pers isterà, l’Euro sarà un “purgatorio”. Le risorse per lo sviluppo dovranno essere trovate senza ricorrere all’indebitamento, al falso assitenzialismo statale. Questo permetterà di dire dei no ai nostalgici dell’intervento dello stato, ma non basta. Occorre in positivo porsi il problema di una nuova articolazione del ruolo pubblico per lo sviluppo, che non può certo esaurirsi nello stato o negli apparati dello stato, delle regioni, delle province o dei comuni. Il processo di riforma istituzionale doveva anche servire a questo. Ma sembra essersi sempre più ridotto a mera ingegneristica costituzionale.L’esito delle votazioni alla Camera sul principio di sussidiarietà è stato un piccolo ma chiarissimo segnale di chiusura, di “autoreferenzialità” della classe politica. La duplice pressione degli standard europei e dei problemi sociali, tanto al nord quanto al sud, ricordano tuttavia che i problemi si possono rinviare, ma si dovranno affrontare. I grandi statisti, i grandi disegni politici, si caratterizzano per due cose molto semplici. Sapere dire le cose come stanno e sapere identificare un percorso nuovo di sviluppo.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Informativa sulla Privacy