NOTA SIR: “LA SUSSIDIARIETÀ FA NOTIZIA”

Pubblichiamo il testo integrale della nota del Sir di domani. “Se ne è parlato al convegno della Compagnia delle Opere con interventi di leader della politica e dell’economia. Se ne parla alla Camera. La sussidiarietà fa notizia. Finalmente. Nel processo di riforma costituzionale è il punto più sensibile che dovrebbe collegare la seconda parte della Costituzione (che è oggetto di riforma) alla prima (che ne è stata esclusa). Non che le forze politiche l’abbiano particolarmente a cuore: la legge elettorale e la giustizia sono temi assai più corposi. Ma è un passaggio qualificante per valutare se il processo di riforma resta una combinazione di elementi istituzionali per rispondere a scopi politici, o veramente intende dare delle risposte lungimiranti ai grandi nodi costituzionali oggi sul tappeto. Andiamo semplicemente verso una riproposizione del potere dello stato e dei pubblici apparati in una situazione di persistente crisi della politica?I segnali purtroppo non sono molto incoraggianti. Molte forze politiche, in particolare quelle che si sentono finalmente arrivate nella “stanza dei bottoni”, e quelle élites che con la stanza dei bottoni hanno una lunga consuetudine, stentano a misurarsi con la novità del principio di sussidiarietà, al più visto come graziosa e comunque limitata concessione.Ma questo atteggiamento è comunque conservatore e perdente.D’altro canto i cattolici, e tutte le forze politiche e culturali che credono nel valore della persona, e nelle formazioni sociali, a partire dalla famiglia, devono fare di più, anche su questo specifico tema. Solo così peraltro si possono fare positivamente i conti con la “globalizzazione” che molti deprecano, ma che per avanzare non chiede il permesso ad alcun partito politico.La sussidiarietà (l’istituzione superiore non deve intervenire nell’ordine inferiore se non per dare sussidio) non è un argomento teorico. In gioco ci sono i destini delle a utonomie locali, della famiglia, del sistema formativo e del lavoro. Solo ridando vigore alle libertà si può resistere alla sirena di un economicismo come unico sistema di regolazione. E’ una vecchia posizione oggi rilanciata dall’alleanza tra interessi economici ed apparati politici o amministrativi. Così la possibilità di un rinnovato sviluppo costituzionale pare annebbiarsi nella crisi delle culture politiche e dei pubblici apparati. Ma esso è possibile solo scommettendo vigorosamente sugli indirizzi della libertà, della giustizia e della sussidiarietà”.

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