DIACONI PERMANENTI: NÉ “LAICI MAGGIORATI”, NÉ “PRETI DIMEZZATI”

«Il diacono non è nè un “laico maggiorato” nè un “presbitero dimezzato” e neanche può essere definito un “ministro laico”. Il diaconato è una vocazione specifica». Così il cardinale Dario Castrillon Hoyos, Prefetto della Congregazione per il Clero, ha presentato questa mattina a Roma i due documenti vaticani sul diaconato: «Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti» e «Direttorio per il Ministero e la vita dei diaconi permanenti». Il cardinale Pio Laghi, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, ha spiegato che «nella Chiesa d’Occidente il ministero dei diaconi fu fiorente fino al V secolo; poi per varie ragioni, esso cominciò un lento declino». Ma «dopo secoli di oblio il Concilio Vaticano II aprì la strada perché esso fosse restaurato “come grado proprio e permanente della gerarchia” e potesse essere conferito a uomini di età matura, anche sposati, come pure a giovani idonei, per i quali doveva rimanere in vigore la legge del celibato. Con la lettera apostolica “Sacrum diaconatus ordinem” del 18 giugno 1967 Papa Paolo VI diede attuazione alle indicazioni conciliari». Attualmente i diaconi permanenti sono 22.390, di cui il 68% nelle Americhe, il 29% in Europa ed il restante 3% in Asia, Africa e Oceania.Per quanto riguarda la questione delle “diaconesse”, mons. Josè Saraiva Martins, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, ha ribadito che, «essendo il Diaconato un ministero ordinato, non è accessibile alle donne. Questo non vuol dire che le donne non hanno un ruolo nella Chiesa, anzi. Un esempio in questo senso è quello della Vergine Maria, che non era diaconessa, ma che ricopre un ruolo fra i più alti nella gerarchia della Chiesa. Quindi per le donne non è importante essere diaconesse per poter svolgere un ruolo importante nella Chiesa».

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