Mons. Nervo: “I reati non si riducono con l’inasprimento delle pene”

Loribadisce mons. Giovanni Nervo presidente della Fondazione “E. Zancan” a conclusione delseminario di studio tenutosi nei giorni scorsi a Malosco (Trento) con la Caritas italiana sultema “Alternative alla detenzione”. “Abbiamo fatto le riforme del sistema penitenziario – hacommentato mons. Nervo – abbiamo riformato il processo penale, ma l’apparato dei reati edelle pene è ancora quello del 1930”. Secondo i dati della Fondazione Zancan, oggi nellecarceri italiane, ci sono circa 50 mila detenuti; il personale che, direttamente o indirettamente èimpegnato per loro è di circa 200 mila unità; il costo diretto e indiretto di un detenuto è di circa400 mila lire al giorno, cioé circa 7 mila miliardi all’anno. “Il carcere – ha domandato mons.Nervo – è la sola pena per ottenere la rieducazione del condannato? Non ci possono esserealtre misure con cui chi ha commesso un reato può riparare il mal fatto e riprendere il suoposto nella società”. Analizzando le misure alternative già previste dalle leggi attuali, mons.Nervo ha fatto notare che “le risorse al servizio sociale, e di conseguenza il numero degliassistenti, sono del tutto insufficienti”. La questione richiede però a monte “un profondocambiamento culturale”. “Non è vero – ha sottolineato Nervo – che se la pena è più elevataautomaticamente ci sono meno reati. Su questo bisogna lavorare soprattutto sullaconsapevolezza che esiste una responsabilità sociale alla genesi dei fattori che facilitano lescelte criminali e che una buona parte della prevenzione coinvolge l’intera società”.

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