Pianosa: supercarcere con parrocchia. missione impossibile?

La comunità diSan Gaudenzio, nell’isola di Pianosa, ospita 240 detenuti e 700 abitanti, tutti affidati alle curespirituali del cappellano mons. Ferdinando Bertoli. L’esperienza di “una comunità unica nel suogenere in Italia”, è raccontata in un articolo sull’ultimo numero del ‘Notiziario dell’ispettorato deicappellani dell’amministrazione penitenziaria e della giustizia minorile’. “Pianosa – si legge – è un microcosmo difficilmente riproducibile altrove, un angolo di mondoincontaminato, lungo non più di 6 chilometri e largo 5, che da circa 150 anni è destinato adaccogliere i detenuti e le famiglie degli operatori carcerari”.La casa di pena ha due sezioni: una per reati di mafia – sono reclusi qui, tra gli altri, NittoSantapaola e Pippo Calò – una per i reati ‘comuni’. “Tutta la vita della comunità – dice donBertoli – ruota attorno al carcere e ai suoi ‘ospiti’ e molte attività pastorali sono rivolte aidetenuti ed al personale di sorveglianza, nei limiti consentiti dalle leggi”. La figura di mons.Bertoli si rivela fondamentale: si reca ogni pomeriggio nell’istituto di pena, si trattiene acolloquio con i carcerati, celebra la messa, si occupa dell’ora di religione per i figli delpersonale di custodia, organizza incontri di catechismo per i reclusi e corsi di preparazione almatrimonio per gli agenti”. Lina Esercitato, maestra della scuola locale, definisce questaesperienza “un momento di comunione splendido mai provato prima”. I cappellani dellecarceri sono attualmente circa 235, a fronte di circa 52.000 carcerati.

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