Disoccupazione e suicidi: non solo questione psicologica

“Il lavoro è fonte diidentità e autostima”. E’ quanto afferma, in una nota sul prossimo numero del Sir, don MarioOperti, direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, commentando la catenadi suicidi di persone disoccupate, avvenuti nel primo semestre di quest’anno. “Spiegando lagravità di questi fatti – osserva don Operti – si ricorre sovente a fattori di natura personale, qualila labilità della psicologia dell’individuo. Seguono, normalmente, le solite considerazioninegative nei confronti dei ritardi degli interventi pubblici e dell’inefficienza della burocraziademandata all’assistenza. Certamente c’è del vero in queste analisi, ma “l’entità e la gravitàdel fenomeno inducono ad una più ampia riflessione” perchè “fermo restando il principio che illavoro è la via per guadagnarsi da vivere, esso esprime anche altre funzioni e valoriindispensabili alla qualità dell’esistenza umana. Il lavoro è luogo di crescita e di relazioniumane, è principio di dignità e di comunione, realtà tutte indispensabili a rendere pienamenteumana l’esistenza degli uomini. E’ perfettamente spiegabile allora che la disoccupazione dallavoro, soprattutto se protratta nel tempo e senza possibili sbocchi, possa sfociare nella’disoccupazione dalla vita’, di cui il suicidio è l’espressione più grave e drammatica”.Don Operti ricordando che “nei perodi di grandi crisi non si é mai assistito ad un incrementodei suicidi” e che “anche nelle aree dove è più forte la disoccupazione, ci sono possibilità divivere dignitosamente” richiama l’urgenza di “ritrovare i valori di fondo che presiedono ad unosviluppo integrale della persona e ad una più armonica convivenza sociale”.

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