Povertà in un territorio ricco: il caso di Modena e Carpi

Lo scorso anno i trecentri di ascolto chiamati “Porta aperta”, funzionanti nelle diocesi di Modena e Carpi, hannoeffettuato 7.474 interventi di aiuto. Sul totale della popolazione delle due diocesi (555 milaabitanti), i casi di povertà e bisogno gravi riguardano l’1,4% degli abitanti, ma si è trattato perlo più di: immigrati soli e senza lavoro, persone sfrattate, ex-carcerati, tossicodipendenti,handicappati, prostitute ecc. Come spiega il “Rapporto ’96” dell’Osservatorio sulle Povertàdelle due Caritas diocesane, il reddito mensile dei poveri rispetto all’anno precedente è calatoe sono aumentati in maniera vistosa i senza reddito. I poveri che si sono rivolti a “Porta aperta”sono in maggioranza maschi, per oltre il 50% africani, seguiti dal 25% di italiani e il rimanenteda immigrati europei extra-comunitari. Oltre la metà dei bisognosi è al di sotto dei 35 anni dietà, con titolo di studio elementare o medio. Non più del 15% hanno fatto corsi professionali osuperiori. Purtroppo – rileva il rapporto – tra di loro ci sono anche numerosi “modenesi doc”caduti nella spirale della povertà da cui è difficile uscire. In proposito i due vescovi Cocchi eStaffieri affermano: “Questo rapporto si inserisce tra gli strumenti pastorali, fa partedell’evangelizzazione. Implica che la fede si traduca in opere di fronte a queste povertà cosìumilianti”. Nel volumetto del rapporto, curato con il Centro culturale “Francesco L. Ferrari”,compare anche uno scritto del ministro della Solidarietà sociale Livia Turco.

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