Sequestri in Sardegna: la scomunica, un atto eclatante solo per i media

Loafferma il teologo Piero Coda che commenta sul prossimo numero del Sir la nota pastorale deivescovi della Sardegna sul fenomeno dei sequestri di persona. Nel documento “Rimandateliberi gli oppressi”, reso noto la scorsa settimana, i vescovi, rigettando l’ipotesi di scomunica,avanzata da qualche organo di informazione, parlano di “‘autoesclusione’ dalla comunitàecclesiale per i responsabili di questo tipo di crimine, per i loro complici ma anche per chi sa enon parla solo per evitare fastidi o per omertà”.Coda rileva che si tratta di una “presa di posizione forte e precisa. Chi si macchia,direttamente o indirettamente, di simili delitti è auto-scomunicato: con questa scelta i vescovihanno voluto sottolineare con forza la gravità dal punto di vita umano e cristiano di questi atti.Si tratta di una gravità tale da rendere in qualche modo superflua una presa di posizionenormativa canonica come quella della scomunica che ha un valore ‘medicinale’, ma solo percoloro che conservano la volontà di far parte della comunità cristiana. Essa ha significatoperciò solo all’interno di questa comunità o, comunque, all’interno di una società, come potevaessere quella del passato, che conservava una forma prevalentemente cristiana. Oggi, invece,essa rappresenterebbe un atto magari eclatante per i mass-media, ma di scarsa presa sullecoscienze dei malviventi” .

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