I modesti risultati della Bicamerale (2)

«E così la progettazione istituzionalenon può che assumere questo profilo piuttosto modesto. Quel che conta è offrire modellisufficientemente flessibili per accompagnare il processo di trasformazione della struttura delloStato che oggi è la vera priorità, il passaggio che non può essere più rinviato. Per restare aitemi della nostra bicamerale sarebbe assai più rivoluzionaria una autentica applicazione delprincipio di sussidiarietà, piuttosto che l’elezione a suffragio universale del presidente dellaRepubblica. Intanto è sicuramente un fatto positivo che le forze politiche, lungi dal logorarsi inuno sterile muro contro muro, abbiano cercato e trovato uno spazio di dialogo. L’Italia perripartire davvero ha bisogno di un sistema politico in cui tutti gli interlocutori godano di parilegittimazione. Forse è questo il migliore risultato della bicamerale. E così si può anchespiegare il sostanziale disinteresse degli italiani per le discussioni sui meccanismi istituzionali.I parametri di Maastricht e le sollecitazioni del Fondo Monetario internazionale stannogiocando un ruolo ben più stringente del “maggioritario all’italiana”, del premierato forte e/o delsemipresidenzialismo debole, per arrivare ad una riforma di alcuni meccanismi dello Stato,che sta a cuore a chi deve ogni giorno combattere con balzelli e piccole vessazioni». (segue)

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