Hong Kong. P. Milanese (Pime): “Si è rotta la comunicazione tra governo e popolazione”

A causa della protesta in corso, l’aeroporto internazionale di Hong Kong ha deciso di cancellare tutti i voli in ingresso e in uscita. È solo l’ultimo atto di una lunga serie di manifestazioni che dall’inizio di giugno sta scuotendo la vita di Hong Kong. Il racconto del missionario Renzo Milenese: “L’unica via di uscita è che il governo si metta in ascolto di chi in questi mesi sta protestando. Il grosso problema è la rottura di comunicazione tra il governo e la popolazione. Forse non c’è mai stata e la questione fondamentale ora è come stabilire un canale di dialogo”

Tensione ancora alta a Hong Kong. I manifestanti hanno occupato l’aeroporto della città. La manifestazione è stata organizzata attraverso i social, dopo la diffusione di un video in cui alcuni agenti della polizia picchiano un manifestante nell’ennesimo weekend di protesta. A causa della protesta l’aeroporto ha deciso la cancellazione di tutti i voli in ingresso e in uscita. “A parte i voli di partenza per i quali sono state già completate le procedure di check-in e i voli in arrivo che sono già diretti a Hong Kong – hanno fatto sapere le autorità dell’aeroporto – tutti gli altri voli sono stati cancellati per il resto della giornata”.

Vanno ormai avanti da due mesi le proteste dei cittadini di Hong Kong. Tutto è cominciato a giugno con una manifestazione contro il disegno di legge sull’estradizione proposta dalla leader Carrie Lam, a capo dell’esecutivo di Hong Kong. Se approvata, la legge avrebbe consentito al governo di estradare chi fosse sospettato di crimini gravi. Una legge che per l’opposizione rischiava di poter essere utilizzata soprattutto per fini politici nei confronti dei dissidenti, mettendo così a rischio e per sempre l’autonomia di cui gode Hong Kong. Nonostante il capo dell’esecutivo Carrie Lam abbia annunciato la sospensione dell’iter di approvazione della legge, fino a oggi le proteste non si sono mai interrotte, tra violenze e atti clamorosi, come l’occupazione del parlamento del primo luglio.

“L’unica via di uscita da questa situazione – dice da Hong Kong padre Renzo Milanese, missionario del Pime – è che il governo si metta in ascolto di chi in questi mesi sta protestando e si faccia carico dei sentimenti che stanno emergendo ad Hong Kong. Anche se a questo punto è difficile perché non si capisce come, quando e con chi realizzare questo canale di dialogo. Il movimento di protesta non è unitario e non c’è nessuno che può davvero rappresentare i manifestanti. Si potrebbe avviare una “libera consultazione” come si è fatto anche in passato, chiedendo ai cittadini di rispondere ad un questionario ma questo processo richiederebbe almeno un paio di mesi e qui la situazione si sta facendo di giorno in giorno sempre più calda.

Il grosso problema è la rottura di comunicazione tra il governo e la popolazione. Forse non c’è mai stato e la questione fondamentale ora è come stabilire un canale di dialogo”.

Tra le richieste dei manifestanti, ci sono, oltre al ritiro definitivo del controverso emendamento alla legge sull’estradizione, l’istituzione di una Commissione investigativa indipendente in grado di indagare sulle violenze e sull’operato della polizia e la ripresa delle riforme politiche necessarie per garantire una reale e indipendente rappresentanza istituzionale del popolo di Hong Kong. Riguardo ai metodi usati dalla polizia, padre Milanese dice: “certamente non hanno di fronte dei santi, ma usano sistemi brutali per arrestare le persone.

La repressione si sta facendo sempre più grave e radicale. Il che fa aumentare ancora di più la rabbia. Si è creato un circuito vizioso da cui sembra sempre più difficile uscire”.

Cosa non deve assolutamente succedere è un intervento diretto della Cina.  “Sarebbe di una gravità estrema”, afferma preoccupato il missionario. Esiste ad Hong Kong un presidio dell’esercito popolare cinese di liberazione, la People’s Liberation Army Hong Kong Garrison. E’ responsabile delle funzioni di difesa nella regione amministrativa speciale di Hong Kong da quando la sovranità di Hong Kong è stata trasferita alla Repubblica popolare cinese nel 1997. “Ma la difesa – chiarisce immediatamente padre Milanese – è da intendersi per le forze provenienti dall’esterno, non dal suo interno”.

Fin dall’inizio cattolici e protestanti hanno sempre partecipato in maniera pacifica alle manifestazioni. Hanno organizzato almeno una volta alla settimana momenti di preghiere e nelle messe domenicali in tutte le parrocchie di Hong Kong, c’è sempre una intenzione di preghiera in cui si chiede una soluzione pacifica delle manifestazioni. Giovedì scorso, una folla di 1.200 persone si è data appuntamento davanti alla cattedrale cattolica della Immacolata Concezione per una veglia di preghiera. Centinaia di candele accese hanno illuminato le strade per chiedere pace e futuro. La  veglia è stata organizzata dalla Commissione Giustizia e Pace della diocesi di Hong Kong (Hkjp), dalla Federazione degli studenti cattolici di Hong Kong (Hkfcs), dalla Commissione giovanile diocesana. Era presente anche Il vescovo ausiliare di Hong Kong, mons. Joseph Ha Chi-shing che prendendo la parola, ha detto:

“La violenza creerà solo più violenza. L’odio produrrà solo più odio. L’ingiustizia non raggiungerà mai la giustizia. La storia dimostra che solo la ragione può stabilire una pace duratura”.

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