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Padiglione Santa Sede all’Expo Pechino 2019. Kin Sheung Yan (coordinatore), “un luogo di dialogo dove le diversità diventano ricchezze”

Per la prima volta nella storia un Padiglione della Santa Sede all’Expo di Pechino 2019. È “un frutto del dialogo avviato tra Cina e Santa Sede”, dice da Pechino Kin Sheung Chiaretto Yan, coordinatore del Padiglione della Santa Sede. Conferenze, mostre, incontri. Sono numerose le iniziative di dialogo e scambio culturale che in questo periodo si stanno svolgendo tra Santa Sede e Cina. “Questi fatti parlino da sé e i rapporti stanno andando avanti. È un momento propizio”

Un frutto del nuovo canale di dialogo che si è aperto tra la Santa Sede e la Cina, un segno dell’amore e dell’interesse con cui Papa Francesco guarda all’Oriente, un luogo di incontro e dialogo. Si presenta così il Padiglione della Santa Sede all’Expo di Orticoltura a Pechino, inaugurato il 29 aprile scorso. 200 metri quadrati di postazione dove rispondendo al tema principale “Live green. Live better”, è stato ricreato l’ambiente dei Giardini Vaticani con il prato, le fontane, gli alberi e le gradinate curvilinee. “Un’opera – spiega da Pechino Kin Sheung Chiaretto Yan, coordinatore del progetto – che vuole essere espressione del sotto-tema “Home of Hearts” che si è dato lo spazio espositivo dove si trova il Padiglione: una Casa dei Cuori, un luogo d’incontro, un tempo per condividere cose belle”. Sei mesi di esposizione che hanno già visto un flusso di visitatori. Per il 14 settembre, è prevista una giornata dedicata alla Santa Sede (The Holy See National Day), in occasione della quale si sta organizzando un simposio dedicato al tema dell’ecologia. “È la prima volta che la Santa Sede partecipa in modo ufficiale ad una Expo in Cina”, dice Chiaretto Yan. “Questa presenza, pur simbolica e delicata, è molto significativa”.

 Ci può spiegare meglio perché?

E’ significativa per almeno quattro motivi: perché c’è stato un invito ufficiale da parte del governo cinese; perché avviene per la prima volta, perciò è un evento storico; perché questa mostra è indirizzata al popolo e si concepisce con un luogo di incontro vivo e diretto con tutti, da persona a persona; e infine perché con questa presenza si è aperta una via nuova di dialogo, la via culturale. Certamente è un frutto del dialogo avviato tra Cina e Santa Sede, anche se l’invito alla partecipazione era già stato presentato due anni fa.

Durante questo processo è aumentata la fiducia reciproca.

Ci può dire qualcosa di più su questo Padiglione?

Il tema principale dell’Expo dell’Orticoltura a Pechino è l’ecologia e la protezione dell’ambiente. Il Padiglione della Santa Sede è stato pertanto concepito e costruito intorno al tema dell’enciclica di Papa Francesco “Laudato Si’”. Il dipinto “Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre” di Peter Wenzel esprime l’armonia dei rapporti tra uomo e creato, tra uomo e donna, tra gli uomini e la natura.

Tutto il Padiglione parla di relazioni.

Al suo centro, c’è una copia di un rilievo in bronzo di Piazza San Pietro con la Rosa dei Venti dell’Oriente, e la scritta “levante” e “est”: il vento di levante che soffia da Est con la sua vitalità. E’ un riferimento ai numerosi viaggi che il Santo Padre ha fatto in Oriente e all’interesse con cui la Santa Sede guarda verso l’Est e la Cina per costruire legami e ponti. Ad un lato del Padiglione, c’è l’installazione di una scultura dorata di un albero d’ulivo con una citazione dell’enciclica del Papa: “Oggi, credenti e non credenti sono d’accordo sul fatto che la terra è essenzialmente una eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti” (LS 93). Nel Padiglione poi si possono ammirare due manoscritti portati dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, riguardanti erbari e le proprietà medicinali delle erbe. Indicano il contributo della Chiesa in questo campo, ma anche la stretta relazione con l’erboristeria cinese che pure ha una lunga tradizione. Il Padiglione fa uso di una tecnologia non inquinante Li-Fi e ospita un’innovativa serra ‘indoor’ con tecnologie d’avanguardia per far crescere le piante più velocemente. Questo suggerisce che non c’è relazione di conflitto tra la fede e la scienza. Anzi la Chiesa incoraggia l’uso della tecnologie con rispetto del creato per offrire una vita migliore agli uomini di oggi.

Nel pensare lo stand, quale messaggio si vuole dare al popolo cinese?

Il nostro Padiglione vuole essere un segno: qui tutti i visitatori, a prescindere dal loro credo o cultura, possono ritrovare valori che ci uniscono.

La salvaguardia della natura per il bene comune è un messaggio universale come quello della pace del mondo. Per tutto il periodo dei 162 giorni di Expo, gruppi di giovani cattolici e studenti volontari fanno da guida ai visitatori. C’è chi lavora con noi per qualche settimana o per tutto il periodo. Ci sentiamo ambasciatori di accoglienza e di dialogo. C’è un atmosfera molto bella nel Padiglione. E questa testimonianza di comunione tra di noi e questo spirito di riconciliazione e dialogo con gli altri sono molto importanti. Assumono un valore inestimabile.

Quanto la figura e la personalità di papa Francesco ha contribuito ad aprire le porte della Cina alla Chiesa cattolica?

Uno dei principi interpretativi della realtà sociale di cui parla Papa Francesco, “il tutto è superiore alla parte”, è molto consono alla cultura orientale. La visione organica del Papa è molto vicina all’Oriente. Essendo un Papa che viene da un altro continente rispetto all’Europa, riesce ad avere una prospettiva che guarda anche all’altra parte. Certamente la figura e la personalità di papa Francesco hanno contribuito ad aprire le porte della Cina alla Chiesa cattolica. Sono numerosi i gesti d’amicizia e le parole piene d’amore che Papa Francesco rivolge verso la Cina. Mettiamo insieme i fatti che si sono susseguiti fino ad oggi. Quando il Papa ha fatto il suo viaggio apostolico in Corea, la Cina ha aperto il suo spazio aereo per la prima volta ad un Pontefice che solcava i suoi cieli.  Papa Francesco e il Presidente Xi Jinping sono stati eletti quasi nello stesso giorno nel 2013, e si sono scritti! Oltre al Padiglione della Santa Sede, in Cina per la prima volta, la Città Proibita a Pechino ospita la mostra “La Bellezza Ci Unisce” dei Musei Vaticani che sarà aperta fino al 14 luglio. Solo nell’arco della settimana scorsa, tre conferenze su Papa Francesco sono state tenute per la prima volta nei più prestigiosi atenei della Cina, quella di padre Antonio Spadaro, presso l’Accademia Cinese di Scienze Sociali e al “The Beijing Center” presso la Beijing University of International Business and Economics. E quella di padre Benoit Vermander, sj presso l’Università di Pechino. Penso che questi fatti parlino da sé e i rapporti stanno andando avanti. E’ un momento propizio.

Lei parlava prima del Padiglione della Santa Sede come luogo di un dialogo culturale. Cosa hanno da dirsi questi due mondi così lontani?

I comuni valori ci uniscono, ma la testimonianza di accoglienza e comunione assume un valore inestimabile. Il papa, che parla spesso della Cultura dell’Incontro, rivolgendosi alla Cina ha detto: “Dobbiamo perciò trovare un modo, attraverso il dialogo per camminare insieme, avvalendoci delle reciproche ricchezze storiche e culturali delle nostre civiltà e costruire un futuro comune di armonia”. Papa Francesco ha usato l’esempio dei colori nel suo ultimo messaggio Urbi et orbi parlando della fraternità tra le persone di ogni nazione e cultura: “Le nostre differenze non sono un danno o un pericolo, sono una ricchezza. Come per un artista che vuole fare un mosaico, è meglio avere a disposizione tessere di molti colori piuttosto che di poche”. Trovo molta sintonia con le parole del Presidente Xi Jinping alla conferenza sul dialogo delle civiltà asiatiche (Pechino, 15-22 maggio): “Abbiamo bisogno di sostenere la bellezza e le diversità delle civiltà in tutto il mondo. Dovremmo fare in modo di mantenere la nostra civiltà dinamica e al tempo stesso creare le condizioni per cui le altre civiltà possano fiorire. Insieme  possiamo realizzare un giardino di civiltà che arricchiscono il mondo di suoni e colori”.

Alla fine, scopriamo che abbiamo molte più cose in comune di quanto pensiamo e che anche le diversità sono una ricchezza.

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