La piccola cappella di La Lomita al confine tra Messico e Texas che si oppone al muro

Ad officiare le funzioni in questa chiesa spoglia, dipinta solo di bianco è padre Roy Snipes, un religioso noto come il prete cowboy per il cappello a tesa larga che indossa costantemente, anche durante le processioni. Nelle sue preghiere e nelle sue omelie non nasconde le critiche verso la scelta dell’amministrazione di edificare proprio sul terreno della missione un muro di circa dieci metri, fornito di telecamere e di strade di accesso facilitate per gli agenti dell’agenzia di immigrazione

La Settimana Santa tra Messico e Texas non è solo celebrazione, processioni, preghiere ma anche una protesta composta contro le decisioni del governo statunitense sulla barriera di protezione che dovrebbe essere edificata per completare il muro di confine. Cuore della battaglia è la piccola cappella di La Lomita, situata nella cittadina di Mission, una delle comunità cattoliche di confine della diocesi di Brownsville. Ad officiare le funzioni in questa chiesa spoglia, dipinta solo di bianco è padre Roy Snipes, un religioso noto come il prete cowboy per il cappello a tesa larga che indossa costantemente, anche durante le processioni. Nelle sue preghiere e nelle sue omelie non nasconde le critiche verso la scelta dell’amministrazione di edificare proprio sul terreno della missione un muro di circa dieci metri, fornito di telecamere e di strade di accesso facilitate per gli agenti dell’agenzia di immigrazione. “O Signore, tu hai fatto i nostri cuori e tu ci conosci e conosci la nostra afflizione e il nostro stupore per l’arroganza del nostro stesso governo che profana il santuario della nostra patria… ignorando i diritti dei tuoi figli e figlie nel Texas del Sud. Ti preghiamo”, recita padre Snipes durante la preghiera dei fedeli, ricevendo un coro unanime di “Amen”.

La Lomita è un luogo neutro: qui pregano più in spagnolo che in inglese, si mangiano più tacos che hamburger sotto gli alberi del parco che circonda la cappella ed è questo abituale pasto dei pellegrini che si spostano in questa terra che è anzitutto cattolica, prima che americana, e lo è per i fedeli che vivono da una parte all’altra del confine naturale tracciato dal Rio Grande.

Ma è proprio su questa piccola collina su cui è stata edificata a metà del XIX secolo una delle missioni volute dalla Chiesa dopo la guerra messico-americana del 1847 che si gioca il braccio di ferro tra il governo centrale e la diocesi locale guidata dal vescovo Daniel Flores che ha impedito agli ispettori dell’immigrazione di valutare la fattibilità del muro poiché “limiterebbe il lavoro missionario della chiesa”. In febbraio una corte del Texas ha stabilito che il vescovo deve concedere la possibilità del sopralluogo, ma la battaglia legale non si conclude qui anche perchè alcuni avvocati della Georgetown University hanno offerto di difendere gratuitamente l’accesso al culto per la piccola cappella che la costruzione del muro limiterebbe. Infatti la barriera ideata dall’amministrazione prevederebbere un cancello di accesso sorvegliato dagli agenti che si troverebbero ad interrogare tutti i fedeli che si recano alla Lomita in preghiera. Inaccettabile per padre Snipes e per gli altri mille che proprio la domenica delle Palme si sono recati in processione nella piccola missione.

Le conversazioni si svolgono in due lingue e si passa facilmente da spagnolo ad inglese. Molti dei presenti hanno parte della loro famiglia in Messico e che la cultura latinoamericana è anche la loro cultura lo si coglie nella ritualità, nella devozione, nei canti e nelle preghiere. Qui la crisi di confine minacciata dal presidente sembra molto molto lontana.

La Lomita è un luogo di riferimento religioso anche se i suoi banchi sono rudimentali e non c’è corrente elettrica eppure chi entra qui fa un’esperienza di Dio.

Padre Snipers vi ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1980 e forse anche per questo cerca di proteggere questo luogo sacro da 153 anni da un muro di divisione. Lui vi celebra matrimoni, messe in tempo di siccità, le memorie dei missionari morti, la domenica delle Palme con confessioni sotto gli alberi che durano fino a notte. Vi celebra anche il servizio del Venerdì Santo e ha iniziato una novena per opporsi alla recinzione. Nel libro dei visitatori ha trovato tanti appunti di migranti illegali che hanno lasciato su queste pagine preghiere, richieste di documenti, ringraziamenti per essersi riuniti con i figli dopo la separazione al confine. Sa che tanti di loro hanno anche attraversato il fiume e alcuni li ha anche sfamati, ma mai li ha accompagnati in città perchè gli agenti lo tengono sotto controllo e sarebbe facile venire accusati di traffico illegale di esseri umani.

Padre Roger invece continua a fare il prete: benedice le acque del Rio Grande perchè salvi le vite di chi lo attraversa; parla con tanti pensionati del Midwest giunti qui alla ricerca delle radici e spiega che le barriere tra amici non possono esistere; stringe la mano agli agenti che chiedono una sua parola prima di iniziare il loro mandato; risponde con ironia e gentilezza a chi lo vorrebbe morto.

La Catholic Extension un’organizzazione che lavora per la costruzione e il restauro degli edifici di culto, ma che è anche in prima linea nel sostenere progetti di formazione nella fede lo hanno nominato tra i candidati a ricevere il Lumen Christ Award, come esempio di coraggio nella difesa dei valori cristiani. Lui si schernisce. Lui è solo un prete, un Oblato.

Altri articoli in Mondo

Mondo