Ciclone in Mozambico. Cuamm: “Altissimo il rischio di epidemie di morbillo, colera e virus intestinali”

Il Cuamm, come le altre realtà presenti in Mozambico sta cercando di sondare i bisogni: “Siamo presenti in Mozambico da più di vent’anni – prosegue Giovanna De Meneghi -. Molti spazi dei 28 spazi locali che gestiamo, non solo a Beira, ma anche a Buzi e Dondo, sono compromessi, stiamo cercando anche di mettere in salvo il nostro personale medico e i nostri operatori, nazionali e internazionali. E poi qui c’è bisogno urgente di kit per il primo soccorso negli ospedali, prefabbricati, tende, cibo, acqua potabile, bisogna depurare l’acqua per evitare epidemie".

“La situazione è tragica, qui a Beira abbiamo avuto un po’ di tregua e il livello dell’acqua, dal livello del suolo, è calato da 11 a 6 metri, ma è previsto che le piogge riprendano, questa è la stagione e l’andamento delle maree in tempo di Equinozio impedisce all’oceano di ricevere l’acqua dei fiumi. Si calcola che solo nella provincia di Beira, ci siano 3mila metri cubi d’acqua in un’area di centinaia di chilometri, nella provincia di Sofala”. A parlare, via skype da Beira, terza città del Mozambico (ma sarebbe meglio dire di quel che resta di questa città, che si affaccia sull’Oceano Indiano e si trova a circa metà della costa mozambicana, lunga 3mila chilometri), è Giovanna De Meneghi, trevigiana di Spresiano, rappresentante paese in Mozambico di Medici con l’Africa Cuamm. Da un anno di trova nel Paese dell’Africa australe, dopo essere stata in precedenza due anni in Sierra Leone.
Impegnatissima a fronteggiare l’emergenza, descrive una realtà difficilissima, i cui effetti non si possono ancora quantificare:

“Si parla di mille vittime, ma potrebbero essere molte di più. Circolano molte foto aeree, di zone interne, rurali, nelle quali non si riesce ad arrivare, soprattutto nel distretto di Buzi, non sappiamo nulla della situazione. Sappiamo però che è in corso un esodo, che tantissime persone, rimaste senza nulla, stanno cercando di raggiungere Beira a piedi.

Le autorità stanno cercando di allestire delle tendopoli nelle poche zone asciutte, per evitare che arrivino tutti in una città che è già in ginocchio, dove è altissimo il rischio che si diffondano epidemie di morbillo, colera, virus intestinali”.
Il Cuamm, come le altre realtà presenti in Mozambico sta cercando di sondare i bisogni: “Siamo presenti in Mozambico da più di vent’anni – prosegue Giovanna De Meneghi -. Molti spazi dei 28 spazi locali che gestiamo, non solo a Beira, ma anche a Buzi e Dondo, sono compromessi, stiamo cercando anche di mettere in salvo il nostro personale medico e i nostri operatori, nazionali e internazionali. E poi qui

c’è bisogno urgente di kit per il primo soccorso negli ospedali, prefabbricati, tende, cibo, acqua potabile, bisogna depurare l’acqua per evitare epidemie.

Come Cuamm, abbiamo già aperto delle raccolte per questi generi di prima necessità. Ci raccordiamo anche con la diocesi di Beira, dove il vescovo, mons. Claudio Dalla Zuanna, è originario della diocesi di Padova. Con lui collaborano anche sacerdoti di Vicenza e di Rovigo”.
Per quanto riguarda l’aspetto più strettamente, medico – continua la referente del Cuamm – noi qui in Mozambico operiamo nei reparti di Neonatologia, curiamo i malati di Hiv e di diabete. Siamo, in particolare preoccupati che, nella situazione d’emergenza, i malati di Aids smettano il trattamento sanitario; quella di Beira e Sofala è una zona ad alto tasso di Hiv. Un’altra preoccupazione riguarda la possibile diffusione della malaria, che qui è endemica e prospera proprio dove ci sono acque stagnanti”.
Come detto, non si prevedono miglioramenti a breve termine: “La stagione delle piogge proseguirà, è prevedibile che i fiumi continuino a straripare, si tratta comunque di una delle peggiori catastrofi degli ultimi decenni, non solo per il Mozambico”.

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