L’altra faccia della Gmg. Il Centro America segnato da violazioni di diritti umani, persecuzioni e crisi politiche

Se nel 2013 quella di Rio era stata la Gmg nella quale la città mostrava il suo biglietto da visita, in attesa di ospitare in rapida successione Mondiali di calcio e Olimpiadi, in un contesto di ottimismo e crescita che coinvolgeva tutto il continente, le cose sono ben diverse in questo inizio di 2019: violazioni di diritti umani, popolazioni indigene e afro spesso perseguitate e cacciate dai loro territori, deforestazione in aumento, corruzione generalizzata, gravissime di crisi, come quelle che si vivono in Venezuela e in Nicaragua, intere economie a picco (è il caso dell’Argentina)

È la seconda Gmg in America Latina (su un totale di tre) del primo Papa latinoamericano. Dopo Rio 2013, ecco Panama 2019. Per la prima volta tocca a una città dell’America Centrale. Una festa attesa, che però si sta tingendo in molti casi di agrodolce, macchiata da tante situazioni che rimbalzano dentro questo grande evento, condizionando la stessa partecipazione, anche a livello numerico. Se nel 2013 quella di Rio era stata la Gmg nella quale la città mostrava il suo biglietto da visita, in attesa di ospitare in rapida successione Mondiali di calcio e Olimpiadi, in un contesto di ottimismo e crescita che coinvolgeva tutto il continente, le cose sono ben diverse in questo inizio di 2019: violazioni di diritti umani, popolazioni indigene e afro spesso perseguitate e cacciate dai loro territori, deforestazione in aumento, corruzione generalizzata, gravissime di crisi, come quelle che si vivono in Venezuela e in Nicaragua, intere economie a picco (è il caso dell’Argentina).

America centrale: tra gioia e paura. A proiettare la sua ombra sulla festa di Panama è per esempio la situazione che stanno vivendo i Paesi centroamericani: il Guatemala affronta un grave crisi politico-istituzionale e i 10mila partecipanti di quel paese sono partiti con il cuore in gola, molti giovani dell’Honduras, coetanei di coloro che partecipano alla Gmg, sono partiti con le carovane di migranti disperatamente in cerca di fortuna, il Nicaragua è sotto la cappa di un regime, quello di Ortega, sempre più oppressivo. Ligia Elena Matamoros Bonilla, giovane della Costa Rica, è la referente della Pastorale giovanile per l’intero Centroamerica. “Tra i Paesi dell’America centrale ci sono molte cose in comune, i confini tra i singoli Paesi non ci dividono e possiamo dire, tutti noi giovani centroamericani, che la Gmg si svolge a casa nostra! E saranno con noi tutti i vescovi dell’America centrale. In queste settimane molti giovani sono già accolti non solo in tutte le diocesi di Panama, ma anche in quelle della Costa Rica”. Certo, prosegue la giovane,

“la situazione è molto dura in vari Paesi. La croce della Gmg in questi due anni ha peregrinato in Messico, in America centrale e nelle isole del Caribe. Ovunque è stata segno della presenza di Cristo e di speranza”.

Ancora non sono noti i numeri dei partecipanti centroamericani: “Siamo tanti e abbiamo tanto entusiasmo. Dalla Costa Rica siamo in 10mila”.
Saranno molti di meno, purtroppo, per motivi che prescindono dalla volontà dei giovani, i partecipanti nicaraguensi. “Quando nel 2016 è stata data la notizia che la Gmg si sarebbe tenuta a Panama, tra i giovani del Nicaragua, c’è stato grande entusiasmo – dice al telefono da Managua Belkis Guevara, referente della Pastorale giovanile della Chiesa nicaraguense -. I nostri sono Paesi poveri e poco conosciuti, per noi è difficile partecipare a una Gmg in Europa. Purtroppo, in questo momento la situazione è quella che è, i partecipanti al momento iscritti sono circa 2.150. In un primo momento era previsto che gruppi di giovani di diversi Paesi venissero accolti nelle diocesi del Nicaragua, come accade per la Costa Rica, ma questo non è stato possibile”.
I giovani nicaraguensi vivono dunque questo momento con sentimenti contrastanti:

“Tanti giovani hanno paura perfino a mostrare e a sventolare la bandiera del proprio Paese, dopo che qui le manifestazioni sono state vietate. Speriamo che il Papa ci dia coraggio e ci mostri la sua vicinanza, come ha sempre fatto, esortandoci ad andare avanti. Speriamo che dica qualche parola specifica sulla situazione che viviamo in Nicaragua”.

Argentini “decimati” dalla crisi. A migliaia di chilometri ci sono i giovani di un altro Paese che vivono sentimenti contrastanti: si tratta degli argentini, che per tempo si erano organizzati per partecipare numerosi alla Gmg di Panama, un’occasione per poter incontrare il Papa argentino. Poi è arrivata la crisi economica. Racconta al Sir Milagros Dominici, referente della Pastorale giovanile della Chiesa argentina, durante uno scalo del lungo viaggio aereo che la sta portando a Panama: “All’inizio gli iscritti erano 6mila, attualmente siamo circa 1.600. E quelli che partecipano hanno fatto mille sacrifici, sono stati aiutati con raccolte, vendite di torte e altre iniziative”. Conferma Darío Díaz, responsabile della comunicazione della delegazione argentina:

“Speriamo di arrivare a 2mila, ci sono state molte iniziative per aiutare i partecipanti. E’ un viaggio lungo, ci sono pochi voli diretti e per trovare tariffe più basse molti hanno scelto voli che fanno tre o quattro scali. Alcuni hanno scelto di raggiungere Panama in automobile, facendo un viaggio lunghissimo”.

Continua Milagros Dominici: “Ho partecipato anche a Rio 2013, una Gmg ti cambia la vita, è qualcosa di speciale. In questo caso ho partecipato anche ai vari incontri di preparazione”. C’è attesa anche per l’incontro con il Papa: “Noi giovani la pensiamo diversamente da coloro che in Argentina criticano Francesco perché non visita il nostro Paese. Il Papa è il successore di Pietro, con noi ha una relazione paterna e di grande affetto, ci offre un grande accompagnamento”.
La pensa così anche Mariano García, che ha partecipato recentemente al Sinodo dei Vescovi sui giovani: “Il Papa ha voluto mettere i giovani al centro della Chiesa, ringiovanire la Chiesa. La Gmg si pone in continuità con quell’evento”.

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