La carovana dei migranti al confine tra Messico e Usa. Mons. Barrón (Tijuana): “Il problema sia affrontato dai Paesi di provenienza e di destinazione”

Un appello ai governanti, a partire da Stati Uniti e Messico, per affrontare la questione dei migranti in modo globale, prevedendo aiuti ai Paesi di provenienza. E alla carovana dei migranti, “perché rispettino le leggi e non si rendano responsabili di atti di delinquenza, piccoli o grandi”. A rivolgerlo è l’arcivescovo di Tijuana, mons. Francisco Moreno Barrón

Un duplice appello: ai governanti, a partire da Stati Uniti e Messico, ma anche Centroamerica, per affrontare la questione dei migranti in modo globale, prevedendo aiuti ai Paesi di provenienza. E alla carovana dei migranti, “perché rispettino le leggi e non si rendano responsabili di atti di delinquenza, piccoli o grandi”. A rivolgerlo è l’arcivescovo di Tijuana, mons. Francisco Moreno Barrón, in merito alla presenza della carovana dei migranti centroamericani, arrivata in massa nella città di frontiera per antonomasia (in questo momento in città ci sono oltre 8mila migranti, tra cui molte donne e bambini), come spiega lo stesso arcivescovo: “Tijuana ha un’identità e un volto migrante, semplicemente per il fatto che l’85-90% di chi vive in questa terra proviene da altri Stati messicani o da altri Paesi latinoamericani. Io stesso, che sono arrivato qui due anni fa, mi considero un migrante, e devo dire di essermi sentito accolto molto bene. Quando abbiamo saputo che la carovana sarebbe arrivata qui, abbiamo iniziato a prepararci per affrontare l’emergenza nel modo migliore e per gestire la situazione. Fin da subito ho dichiarato che questi migranti erano i benvenuti, che li avremmo ricevuti come fratelli, perché in loro vediamo il volto di Gesù Cristo”.

E ora com’è la situazione?
Tijuana è sempre stata una città accogliente e per tradizione la Chiesa, sia come arcidiocesi sia attraverso varie congregazioni religiose, ha molte strutture deputate a questo scopo. In questi anni la Chiesa è la realtà che si è fatta maggiormente carico dell’accoglienza. Anche in questo caso abbiamo cercato di coordinarci, di fare squadra. Le autorità politiche, attraverso un coordinamento a livello municipale, statale e federale, stavolta hanno saputo guidare il processo di accoglienza, attraverso l’allestimento al centro sportivo Benito Juárez, dove attualmente si trovano circa 6mila persone. In tutto, in città i migranti sono oltre 8mila. Circa 1.800 erano già qui prima dell’arrivo della carovana, gli altri sono arrivati in queste ultime settimane.

Le strutture gestite da realtà ecclesiali sono al completo.

La mensa salesiana “Padre Chava” distribuisce 1.500 pasti al giorno, la Casa del Migrante degli scalabriniani segue oltre 700 persone, tra messicani e centroamericani della carovana. Nel centro di Tecate, gestito dall’arcidiocesi, ci sono un centinaio di persone. Poi ci sono, per esempio, il centro Madre Assunta, i francescani, le missionarie della carità…

Come stanno rispondendo le parrocchie?
Ho rivolto un appello a tutte le comunità e abbiamo allestito un centro di raccolta di alimenti, vestiario e medicinali. La risposta è molto generosa. Inoltre, l’assistenza spirituale di chi è ospitato nel centro sportivo è a carico delle parrocchie della Cattedrale e dell’Immacolata, insieme alle missionarie della carità.

Che succederà ora? Si prospettano tempi lunghi…
Sì, è così, questo è solo l’inizio e dobbiamo essere attrezzati. La presenza dei migranti si prolungherà e va organizzata bene. Il Governo ha offerto a chi deciderà di restare delle borse di studio per lavorare legalmente, oppure il ritorno al Paese d’origine in modo degno, pagando il viaggio. Circa trecento persone hanno già aderito a quest’ultima ipotesi. Bisogna dire con chiarezza che

solo una piccola parte riuscirà a entrare negli Stati Uniti, molti non hanno speranze e devono decidere cosa fare, visto che qui viene comunque offerta un’alternativa.

Ma attraversare la frontiera è praticamente impossibile, lo si è visto domenica scorsa, quando alcuni hanno cercato di passare a forza.

Cosa ne pensa di quest’ultima vicende?
Circa 40 persone sono state fermate e si trovano in stato di detenzione. Personalmente ho rivolto un appello perché si rispettino i diritti di queste persone e perché non si decida di deportarli senza prima aver verificato bene come sono andate le cose. Più in generale, si è parlato di infiltrati, di criminali. La responsabilità di indagare spetta alle autorità, a noi, come Chiesa, spetta di riconoscere in queste persone il volto di Cristo. Si tratta, in maggioranza, di gente buona e semplice.

E al nuovo presidente del Messico López Obrador, che domani, 1° dicembre, si insedia, cosa direbbe?
La scorsa settimana ho avuto modo di partecipare a una riunione con il Governo uscente ed entrante e ho visto con piacere che c’è stata una buona relazione durante questa transizione. Mi auguro che il nuovo Governo assuma in modo integrale questa situazione che stiamo vivendo. Qualche giorno fa, in conferenza stampa, ho rivolto un appello che ora ripeto e rivolgo a tutti i Governi interessati…

Ci dica…

L’appello è rivolto a Stati Uniti, Messico, Paesi centroamericani, perché il problema delle migrazioni venga affrontato in modo integrale, perché

nei Paesi da cui provengono queste persone si creino migliori condizioni di vita, attraverso aiuti, progetti mirati, un cambiamento di scelte rispetto a quanto fatto finora.

Sarebbe, oltre a tutto, interesse degli stessi Stati Uniti e Messico, per avere un processo migratorio più ordinato. Ai migranti dico, invece: rispettate le leggi messicane, contribuite a creare un ambiente di pace e tranquillità.

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