Asia Bibi assolta dalla Corte suprema del Pakistan. Avvocato: “Abbiamo molta paura di quanto potrà succedere”

La donna è stata condannata a morte per impiccagione nel novembre 2010, sentenza confermata in appello il 16 ottobre 2014. Il caso giunge alla Corte Suprema nel luglio 2015, ma l’alta pressione dei fondamentalisti soprattutto sui giudici provoca diversi rinvii delle udienze, sovente per l’assenza di giudici disposti ad esprimere un verdetto sul caso. Fino all’8 ottobre scorso quando il presidente della Corte Suprema Mian Saqib Nisar, e i giudici Asif Saeed Khosa e Justice MazharAlam Khan Miankhel ascoltano finalmente il collegio difensivo, per ben 3 ore e mezza. La sentenza è stata resa nota soltanto oggi per motivi di sicurezza

foto SIR/Marco Calvarese

“Non vedo l’ora di riabbracciare mia madre. Finalmente le nostre preghiere sono state ascoltate!”. Con la voce rotta dal pianto Eisham Ashiq, la figlia minore di Asia Bibi, commenta la notizia dell’assoluzione della madre, decisa dalla Corte Suprema e resa nota questa mattina alle 9.20 ore pachistana. “È la notizia più bella che potessimo è stato difficilissimo in questi anni stare lontano da mia moglie e saperla in quelle terribili condizioni”, ha aggiunto il marito di Asia, Ashiq Masih.

Si chiude il lungo dramma della donna cattolica accusata di blasfemia che dopo 3.420 giorni di carcere potrà finalmente tornare in libertà. Era il 14 giugno del 2009 quando nei dintorni del paesino di Ittanwali, nel distretto di Sheikpura nella provincia pachistana del Punjab, Asia, all’epoca trentottenne, stava raccogliendo delle bacche di falsa assieme ad altre braccianti. Le viene chiesto di andare a prendere l’acqua e in una calda giornata estiva lei osa bere da un bicchiere di latta trovato accanto al secchio. “Non puoi bere l’acqua dal nostro bicchiere, i cristiani sono impuri e non devono bere dagli utensili dei musulmani”, le gridano alcune donne musulmane che lavoravano con lei. Nasce un piccolo alterco, ma tutto finisce lì. Due donne musulmane però raccontano l’accaduto ad un imam locale, il quale cinque giorni dopo l’accaduto e senza aver assistito al fatto, presenta una denuncia per blasfemia a carico di Asia accusandola di aver offeso il Profeta Maometto, un reato che in Pakistan è punito con la pena di morte, in base all’articolo 295 comma C del codice penale pachistano, meglio noto – assieme al comma B dello stesso articolo – come legge antiblasfemia.

La donna è stata condannata a morte per impiccagione nel novembre 2010, sentenza confermata in appello il 16 ottobre 2014.

Il caso giunge alla Corte Suprema nel luglio 2015, ma l’alta pressione dei fondamentalisti soprattutto sui giudici provoca diversi rinvii delle udienze, sovente per l’assenza di giudici disposti ad esprimere un verdetto sul caso. Fino all’8 ottobre scorso quando il presidente della Corte Suprema Mian Saqib Nisar, e i giudici Asif Saeed Khosa e Justice MazharAlam Khan Miankhel ascoltano finalmente il collegio difensivo, per ben 3 ore e mezza. La sentenza è stata resa nota soltanto oggi per motivi di sicurezza.

Da allora i fondamentalisti hanno messo in atto manifestazioni e campagne attraverso i social, contro l’assoluzione della “maledetta” Asia, invocandone l’impiccagione e minacciando di morte i giudici e chiunque l’avesse difesa. I tweet e gli slogan offensivi non hanno risparmiato due figure eminenti che per aver difeso Asia sono state uccise nel 2011: il musulmano SalmaanTaseer, governatore del Punjab, e il cattolico Shahbaz Bhatti, ministro federale per le minoranze.

Si teme ora per le sorti della donna. Sono numerosi in Pakistan i casi di persone assolte da accuse di blasfemia e poi uccise una volta liberate. «Dubito che potremo rimanere in questo Paese», ha dichiarato infatti il marito di Asia. In questi anni la famiglia ha dovuto rimanere nascosta per paura di ritorsioni.

Si temono inoltre possibili violenze anticristiane in tutto il Paese, come quelle avvenute a Gojra nel 2009 e a Joseph Colony, quartiere cristiano di Lahore, nel 2013. Gli estremisti potrebbero sfogare rabbia e frustrazione sull’intera comunità cristiana e per questo le autorità pachistane hanno intensificato la sicurezza in tutto il Paese, soprattutto nelle aree dove vivono i cristiani e le altre minoranze.

“Abbiamo molta paura di quanto potrà succedere. In questo Paese ci sono molti fondamentalisti”, dichiara ad ACS Saif ul-Malook, a capo del collegio difensivo di Asia. A Malook non è stato permesso di informare personalmente la sua assistita. “È stato un ordine della Corte Suprema, ma ho potuto chiamare la prigione in cui è detenuta Asia e chiedere che lei fosse informata”. Come spiega l’avvocato ci vorranno alcuni giorni prima che la donna venga liberata. “Il verdetto deve essere consegnato all’Alta Corte di Lahore e poi alla prigione di Multan”.

A rischio anche la sicurezza di chiunque abbia favorito l’assoluzione di Asia, in primis i suoi avvocati. “Io e la mia famiglia siamo in grave rischio – continua Malook – perché per i fondamentalisti io sono un musulmano che difende una cristiana che ha commesso blasfemia”. “La situazione è tesa – conclude – ma oggi ringraziamo Dio per questo momento storico in cui Asia Bibi, dopo 9 anni e mezzo, ha finalmente avuto giustizia!”.

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