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Xenofobia, razzismo, nazionalismi. Rev. Tveit (Wcc), appello ai politici: “Non dimenticate la vostra umanità”

Alla Conferenza mondiale su xenofobia, razzismo e nazionalismi populisti, promossa dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e dal Wcc, partecipano circa 200 leader ecumenici ed esperti, esponenti della società civile, del mondo accademico e religioso provenienti da tutto il mondo. “Affrontare le sfide legate alle migrazioni è possibile ma non lo si fa aumentando le paure”, dice al Sir Olav Fykse Tveit, segretario generale del Wcc. “Dovremmo in realtà porci una domanda: chi ha realmente paura? Noi dei migranti o i migranti per quello che hanno lasciato alle loro spalle?”

foto SIR/Marco Calvarese

“In questa Conferenza si sono ascoltate le voci di molti esponenti ed esperti di Chiese di tutto il mondo che hanno parlato di questa combinazione tra xenofobia, razzismo e populismo. Sono fenomeni che si sviluppano in diverse forme, in modo crescente e in tutti i Paesi”. Per questo il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e il World Council of Churches (Wcc) hanno unito forze e competenze e hanno promosso a Roma una “Conferenza mondiale su xenofobia, razzismo e nazionalismi populisti nel contesto delle migrazioni globali” che si concluderà domani con l’udienza con Papa Francesco. Alla conferenza hanno partecipato circa 200 leader ecumenici ed esperti, esponenti della società civile, del mondo accademico e religioso provenienti da tutto il mondo. “Le Chiese – dice al Sir il Rev. Olav Fykse Tveit, segretario generale del Wcc – sono impegnate a trovare vie di soluzioni soprattutto invitando a guardare i migranti e i rifugiati non come motivo di problema ma come esseri umani. Abbiamo poi ascoltato che c’è un mix tra la dimensione religiosa e il modo in cui si affrontano le migrazioni e ciò rappresenta per le Chiese una sfida”.

Ci può spiegare meglio?
Abbiamo visto in questi giorni come le religioni possono essere usate sia come identità da cui proteggersi o come fattori di esclusione. È un problema. Per questo noi, come Chiese, dobbiamo cercare di sviluppare una comprensione comune di cosa significa credere in Dio.

Tutti noi siamo stranieri e, come tali, tutti abbiamo bisogno di essere accolti e accettati.

Sebbene le immagini televisive e la realtà mostrino uomini, donne e bambini che fuggono da guerre, povertà, persecuzione, i migranti fanno paura. Perché?
La paura è una reazione umana a qualcosa di sconosciuto, a qualcosa che mette in qualche modo a rischio la nostra sicurezza economica. Ma spesso la paura è generata solo da percezioni, idee, pregiudizi. In questi giorni si è detto che la paura è reale ma non deve essere usata o abusata per motivi politici, per dare supporto alle teorie dei nazionalismi populisti o per sostenere le agende politiche. Purtroppo invece sono molti coloro che giocano con le paure della gente, che rappresentano la realtà dei problemi in maniera esasperata, rendendola molto più difficile e pericolosa di quello che realmente è. Affrontare le sfide legate alle migrazioni è possibile ma non lo si fa aumentando le paure. Dovremmo infine porci un’altra domanda:

Chi ha realmente paura? Noi dei migranti o i migranti per quello che hanno lasciato alle loro spalle?

Se sono stati costretti a lasciare le loro case e la loro terra è a causa di guerre, conflitti, povertà, persecuzioni. Loro hanno realmente ragione di avere paura. Dobbiamo quindi cambiare le nostre prospettive e provare a metterci in quelle degli altri.

Quale l’appello alle comunità cristiane?
Le Chiese sono chiamate a dare un messaggio di amore che muove le parole mettendole in pratica. Solo così possiamo dare testimonianza dell’amore di Dio per tutti i popoli della terra. Anche perché le Chiese sono oltre ad ogni confine, vedono le necessità dei popoli e lavorano perché sia sempre e ovunque possibile il vivere insieme.

Da questa Conferenza mi aspetto, quindi, un incoraggiamento a fare di più e a fare di più insieme. Perché abbiamo le stesse sfide e crediamo nello stesso Dio.

E il messaggio ai leader politici?
Due messaggi. Il primo si rivolge a tutti i leader politici, di tutti i Paesi, di tutti i partiti. Perché rispondano alle loro responsabilità umane e affrontino i veri problemi, i problemi della gente vera. È un invito a non trattare queste questioni solo come fossero numeri, bilanci, motivo di slogan o parti di un’agenda politica. Siamo di fronte ad una crisi umana e va affrontata insieme come esseri umani. Non dimenticate la vostra umanità come politici. Il secondo messaggio è questo: guardate alle Chiese, a ciò che hanno da dire, a quello che fanno, come partner che possono aiutarvi.

Guardateci e ascoltateci anche quando siamo voci critiche.

La nostra critica è mirata alla costruzione di un mondo migliore e di una società pacificata.

Domani cosa dirà al Papa?
Gli dirò che in questi giorni abbiamo lavorato, pregato e camminato insieme come avevamo promesso di fare a Ginevra quando Papa Francesco è venuto a giugno in visita al Wcc. Questa è la nostra chiamata: affrontare le sfide e mostrare cosa significa oggi credere e vivere il Vangelo. Gli dirò anche che siamo benedetti dalle sua ispirazioni e dal suo incoraggiamento a stare insieme per la pace, la giustizia e il rispetto dei diritti umani. E, infine, gli dirò che preghiamo per lui, per tutti gli impegni che sta affrontando.

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