Crisi demografica

Avanti di questo passo avremo una società fatta in gran parte di vecchi, con pochissimi giovani sulle cui spalle graveranno pesi di non poco conto

Siamo a meno 400 mila nati. Questo è il dato per il nostro Paese per l’anno che si è appena chiuso. Una quota allarmante che pone più di un dubbio sul futuro dell’Italia. Avanti di questo passo avremo una società fatta in gran parte di vecchi, con pochissimi giovani sulle cui spalle graveranno pesi di non poco conto. Il sistema pensionistico, già traballante, andrà in crisi.

Ma è tutta la nostra società che avrà un assetto diverso rispetto a oggi e opposto rispetto a quella degli anni Sessanta. Del tema si fa un gran parlare da tempo. Finora registriamo tante chiacchiere. Di risultati se ne vedono pochi, se non alcuni incentivi alle famiglie per i nuovi nati e sostegni distribuiti qua e là, senza che si prenda con coraggio la questione come meriterebbe.

Qualcuno la definisce una “bomba demografica” (cfr pag. 8 edizione cartacea). Qualche altro dice che l’Italia vive come sospesa, senza che si renda conto di ciò che potrà accadere da qui ai prossimi anni non troppo lontani. La politica pare non si interessi troppo della faccenda. Le scelte demografiche sono di lunghissimo periodo, mentre le tornate elettorali si susseguono a ritmo incessante tra votazioni politiche, regionali, amministrative ed europee. Ragionare in termini di decenni paga poco o nulla in consensi alle urne e sono pochissimi coloro che intendono spendersi su questi versanti. Ci vorrebbero autentici statisti, di quella razza di donne e uomini impegnati nelle massime istituzioni e in grado di gettare lo sguardo ben oltre l’immediato. Alla maniera di un Alcide De Gasperi, per intenderci.

Le proiezioni sulle iscrizioni nelle scuole cominciano a preoccupare.

Sono già numerose le materne che si allarmano per il drastico calo dei nati.

Si chiuderanno plessi e si apriranno ricoveri. Questa la realtà con la quale siamo chiamati a confrontarci.

«Occorre partire dalle persone, senza retorica – ha detto nei giorni scorsi il sociologo dell’università Cattolica, Mauro Magatti, ripreso dal quotidiano Avvenire -. Altrimenti non c’è futuro». Il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, ha aggiunto che «ci stiamo giocando il futuro, se non invertiamo il trend demografico». Che dire di più? Per parte nostra, assieme a tanta altra stampa cattolica, ce ne occupiamo da decenni.

Continueremo a farlo, convinti che sia faccenda da bene comune. La presidente del Consiglio Meloni e la ministra Roccella si sono impegnate su questi versanti. Aspettiamo di vedere azioni concrete. È oggi che si gioca il nostro domani.

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