Impariamo a guardare il futuro con gli occhi dei giovani

“Guardiamo al domani con lo sguardo dei giovani, guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranze. Facciamole nostre. Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente, ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra, sfuggendo la pretesa di scegliere per loro”. È uno dei tanti passaggi significativi del Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che bisognerebbe riascoltare più volte nel corso dei dodici mesi successivi, tanta è la sua forza e intensità, nonché la capacità di delineare una visione di Paese nella quale possono ritrovarsi la gran parte degli italiani al di là delle appartenenze politiche.

“Guardiamo al domani con lo sguardo dei giovani, guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranze. Facciamole nostre. Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente, ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra, sfuggendo la pretesa di scegliere per loro”.
È uno dei tanti passaggi significativi del Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che bisognerebbe riascoltare più volte nel corso dei dodici mesi successivi, tanta è la sua forza e intensità, nonché la capacità di delineare una visione di Paese nella quale possono ritrovarsi la gran parte degli italiani al di là delle appartenenze politiche.
L’attenzione ai giovani è un elemento che ritorna spesso negli interventi del Capo dello Stato a indicare una priorità che è anche emergenza, come evidenziano i tanti fenomeni preoccupanti che caratterizzano la vita sociale, economica e culturale del Paese (dai neet, ai giovani che lasciano l’Italia per andare all’estero, alla povertà giovanile).
In questo senso c’è un bisogno enorme che il mondo adulto, a partire da quello delle istituzioni, si metta in ascolto serio, aperto e senza precondizioni dei nostri giovani, sfuggendo, come ha chiosato Mattarella “la pretesa di scegliere per loro”. Questo ascolto deve esserci anche di fronte a scelte e atteggiamenti che non condividiamo, ma che rappresentano la manifestazione di un disagio profondo, di un’angoscia per un futuro che noi adulti stiamo consegnando già profondamente compromesso.
Imbrattare il palazzo del Senato, come hanno fatto all’inizio di gennaio quattro giovani del movimento “Ultima generazione” per richiamare l’opinione pubblica sul disastro ambientale a cui stiamo assistendo è, per esempio, un gesto che non si può condividere.
Le istituzioni vanno rispettate sempre. Ora però guai a trattare questi giovani come dei teppisti o peggio dei terroristi. Mattarella nel suo intervento ha richiamato anche “la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani” per “l’affermazione di una nuova cultura ecologista”. Questo chiedono anche i giovani di Ultima generazione che hanno messo in atto quello che loro definiscono “azioni di disobbedienza civile non violenta”. Altre utili precisazioni al riguardo: i quattro giovani hanno agito a volto scoperto, hanno usato vernice lavabili (se sono teppisti, sono teppisti educati!). Non hanno opposto resistenza alle forze dell’ordine che intervenivano. Per tutto questo la reazione del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha subito annunciato che il Senato si costituirà parte civile, è assolutamente sproporzionata e mostra l’assenza di qualsiasi volontà di dialogo con il mondo giovanile. Questa peraltro sembra una delle cifre con cui si sta caratterizzando l’esecutivo Meloni, che ha sentito la necessità di porre l’accento sul merito più che sul bisogno di dare a tutti i giovani le stesse opportunità per raggiungere nella vita traguardi importanti, o ancora a messo in discussione il Bonus cultura quasi che di questi giovani non ci si possa fidare. Eppure il nostro futuro dipende soprattutto dal nostro modo di porci nei confronti dei giovani. “Dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà – ha detto ancora Mattarella a Capodanno -. Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani”.
Con gli occhi dei giovani appunto.

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